Corre e va, lesta, tenue e impalpabile.

Corre e va. Lesta. Tenue e impalpabile.

Mi sorprende, così la rincorro. Mi ritrovo con il sorriso e le labbra sempre più persuase della nascente celia; inconsapevolmente gioco.

Corre e va, lesta, tenue e volubile.

Precede il mio percorrere lo sterrato color del latte; nulla può impedire la sua volata, nemmeno il frullo improvviso dei mulinelli di polvere portati dal vento.

Corre e va, lesta, tenue ed impalpabile; percorre la mia via e giochiamo come marmocchi scanzonati, lei innanzi e io dietro lesta lesta. E torno con la memoria alle rincorse del “c’è l’hai”. Mi chiedo se oggi i bimbi giochino ancora a “ce l’hai” ma il pensiero sfugge subito, devo raggiungerla. Te ghe l’è!  Te ghe l’è!  Ma no, te te ghe l’è!  ma lei corre più di me. Volubile e libera.

Corre e va, lesta, tenue ed impalpabile.

Attorno a noi luce intensa, tonda, calda, alta. Attorno a noi aria tiepida portata dal Ponente di fine estate.

Corri e vai, ombra di piccola nuvola, lesta, tenue e volubile sei scomparsa lasciandomi con il cuore dei nostri sorrisi.

nuvole

forse non tutti sanno che…i baffi

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E’ da tempo che mi chiedo il motivo scatenante della mania dei baffi. Ammettiamolo, non stanno bene a tutti ma sembra che ciò poco interessi ai giovani e meno giovani, ai moraccioni e ai biondoni, ai grigetti e ai grigioni e, naturalmente, ai bianconi. Pace, passerà anche questa, mi dico.

Poi ho notato il dilagare del simbolo dei baffi soprattutto nelle popolazioni anglosassoni e mi ritrovo circondata dalla loro icona in stile primi del ‘900. Ovunque, perfino sulle unghie! In pratica una moda.

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A parte il significato positivo del “avere i baffi” con accezione di eccellenza, mi son chiesta se tale mania avesse un senso altro da quello tutto nostrano quindi più profondo.

Indago ed ecco la ragione di questa moda globale: è stata lanciata a fin di bene da un’associazione australiana impegnata nella lotta contro il cancro alla prostata e ai testicoli.

Il nome della fondazione è Movember, unione di Mo (moustache, baffi) e November. Ogni anno nel mese di novembre l’associazione invita gli uomini di tutto il mondo a farsi crescere i baffi con l’obiettivo di attirare l’attenzione sulla prevenzione e la salute maschile. Chi desiderasse partecipare alla campagna può registrarsi sul sito e pubblicare due foto, scattate il 1° Novembre e alla fine del mese, e usare i social media per diffonderle così che l’effetto prima/dopo attiri l’attenzione di chiunque e raccontare lo spirito e l’obiettivo dell’iniziativa. Insomma, un modo assai concreto e semplice per contribuire a diffondere preziose informazioni.

Chiaramente, nota dolente, l’Italia non rientra nella rete dei Paesi che fanno parte di questa associazione. L’unico sito che divulga tale iniziativa in lingua italiana è quello della Svizzera. Della Svizzera, ragazzi!

Quindi vediamo di darci da fare e di smetterla di immaginare che parrucche e fiocchetti rosa, baffi pelosi o solo disegnati e piazzati ovunque siano sufficienti per affrontare il tema del cancro. L’empia moda non porta a nulla e il cancro appartiene a tutti noi. Noi italiani, famosi nel mondo per il design e la moda, per le produzioni d’eccellenza e per la cultura dovremmo sul serio appropriarci del senso profondo di apparenti manie.

Cliccando l’immagine qui sotto potrete leggere i contenuti delle iniziative della fondazione in lingua italiana.

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questione di assetti

Stasera al telefono con mia madre:

Lei: Quando torni?

Io: Non so, forse a fine settembre. Ho i controlli a fine ottobre. Perché me lo chiedi? Se ti manco vieni qui!

Lei: No no no, stai dove sei; è che (pausa) è che ho una curiosità. (silenzio per un paio di secondi) Ma quando nuoti le protesi ti fanno galleggiare di più?

Io: Assetto neutro.

Lei: Quindi vai a fondo?

Io: No, non sono in assetto negativo e neanche positivo ma neutro cioè resto a mezz’acqua. Nuoto stando attenta che il reggiseno del costume non scivoli. Non me ne accorgerei, non sento niente.

Lei: Beh, nel caso non esporle al sole, piuttosto urla a chiunque di portarti un asciugamano. Ricorda che potrebbero crescere ancora e non ti starebbero più bene!

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Giusto l’altro giorno un blogger amico mi ha chiesto come sta “mamma ninja”. Direi ottimamente.

Posso sostenere che con oggi le vacanze sono terminate dato che il contenuto delle nostre telefonate è nuovamente più simile a una sceneggiatura di Woody Allen che a un tipico italico dialogo fra una madre prossima all’età della saggezza e una figlia oramai adulta.

Ponente

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Ascoltare il vento. Difficile. Catturare l’anima di ciò che il vento porta e avere la propria carne nella carne del mondo. Difficilissimo.

In questa estate così strana qui, all’Isola del Vento, il Ponente ha dettato il destino di tanti; vacanzieri, lavoratori, professionisti, nullafacenti, giovani e meno giovani. Tutti in balìa degli umori del vento e i più ne sono stati scontenti. Non io, certo che no perché, come la Merini, amo il vento e mi piace la gente che sa ascoltarlo.

Ne ho quindi assaporato l’impeto di raffiche così violente da privare le nari dell’aria stessa, ho assecondato con tutti i muscoli la loro prepotenza pur di non vacillare e ho nuotato in onde come schiaffi con l’unico scopo di contrastare le correnti.

Queste le fatiche ma quanti regali ha recato il Ponente in tale strana estate! Ne ho assaporato i profumi di luoghi remoti, di piante in fiore così lontane da rimanere sbigottita nel percepire tanta intensità, mi ha portato i pensieri di persone appena incontrate rivelandomi la genuinità dei loro sguardi resi stretti dal vento.

Poi, in un pomeriggio in cui mi sono rintanata per non sentire più l’animo confuso, ho conosciuto Alessio e la mia anima si è piegata alla forza del vento.

Alessio è un ragazzo di 20 anni e parla di destino, anzi, lo guarda dritto negli occhi e ne chiacchiera con il mondo in un modo così semplice e spontaneo da intuire in lui grandi abilità di scrittore.

Alessio sembra un cucciolo, lo è anagraficamente ma il suo modo di essere è pari a quello dei grandi saggi che sanno vedere e ascoltare il vento. Questo cucciolo ha il cancro e la sua battaglia è una vera guerra. Parla di destino. Io no, non posso ammetterne l’esistenza e provo rabbia, tanta rabbia da ritrovarmi immobile ad ascoltare la voce delle raffiche e a scrivere di ciò in cui non credo più da tanto tempo.

Avere la “carne a contatto con la carne del mondo”, essere consapevoli della caducità della vita che porta comunque in sé verità, dolcezza, sensibilità e bellezza nonostante tutto. Nonostante il nostro essere bestie che uccidono corpi e anime per mero senso di potenza, nonostante le nostre viltà e quotidiane parzialità, nonostante la supponenza che non ci fa più ascoltare Madre Natura di cui restiamo figli e nonostante la fatica di ciascuno nel contrastare l’impeto delle correnti.

Il Ponente mi ha portato Alessio e non posso che desiderare che stia qui, accanto a me, ad ascoltare insieme la voce di ciò che lui chiama destino e io vento.

19 agosto 2014 ore 20:05

Mente libera, quel vuoto che ha il sapore cristallino di assoluta presenza a se stessi; calore a permeare la pelle di vivida luce, ne senti il leggero soffio e ciascun poro ti concede la consapevolezza del respiro del corpo nella sua interezza; cuore palpitante, ritmico, concentrato, allegro eppur attento, vero muscolo vitale; polmoni leggeri, si dice “aperti” e lo sono, sono spalancati su tutti gli aromi che incrociano leggeri la tua via; sangue che vorticosamente fa avvertire il suo veloce procedere ovunque in te, ne senti il ronzio indifferente; gambe morbide, forti, stanche eppur presenti, ritmiche, non chiedi più loro di forzare, proseguono, proseguono, proseguono. E tu con loro.

E sorridi, perché finalmente sei tornata libera.

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Uno dei pensieri che ho avuto quando mi hanno dato Lo Schiaffo del cancro è stato che sarei dovuta tornare a Caprera a correre.

Ho pensato ai sentieri e alle strade dell’isola mentre, sedata, meditavo la fuga da quella lettiga che mi obbligava all’attesa pre-operatoria; tornare velocemente a Caprera e ai miei sport è stato uno dei mille pensieri in quel lunghissimo e indelebile lasso di tempo in cui il futuro ha la prospettiva di una manciata di muniti e ti senti così solo da non riuscire a respirare.

Ho pianto lacrime asciutte di sbigottimento quando mi hanno presentato su un foglio colorato di grafici l’osteoporosi grave. Ho compreso che la Vita mi stava obbligando ad essere un’altra da me; lontana dai sentieri, dalle rocce, dalle vie, dagli scorci, dalle onde e dal vento delle mie isole. Per sempre. Precocemente.

Nelle notti rese dolorose dalla lotta senza tregua fra espansore e pettorale per rendere esteticamente meno cruda l’assenza del seno, ho atteso il lucore dell’aurora invernale ripercorrendo con consolatoria memoria le orme lasciate a Caprera alla luce dell’alba; un’alba così diversa, così lontana.

Nel torpore obbligato della terapia, quando la mente e il corpo  vagavano per giorni e giorni in una dimensione senza alcuna energia, il cuore tornava alle sensazioni così forti e potenti di questa terra, di queste isole, del mio vivere con forza, determinazione e disciplina ciascun elemento.

Così è stato in questi ultimi mesi e ieri sera, dopo una giornata di strisciante insoddisfazione, senza alcuna premeditazione ho calzato le scarpe da corsa e sono andata a Caprera.

Scarpe da corsa, sì, ma di correre non se ne parla più e va bene comunque. Mi sono quindi ritrovata a marciare con le gambe storte come quelle degli atleti e, mentre stavo riappropriandomi di me stessa, il passato mi ha lambita.

In due momenti differenti l’ultimo uomo amato sul serio ha oltrepassato le mie orme. Anima Nera, lo definisco. L’unico con cui abbia avuto una passione irrazionale, totalizzante; un lungo amore incondizionato per cui è difficile trovare le parole. Piccole gabbie, le parole, che a volte non sanno rendere le sfumature dell’universo. E in questo universo c’è anche il dolore cupo, sordo e assordante dell’abbandono.

In questi ultimi anni ho paventato perfino il semplice incrociarlo e ieri sera, proprio nel momento tanto agognato del ritrovare me stessa, eccolo passare e per ben due volte.

Nulla.

Nulla e ho compreso che per quanto dolore si provi per un amore tradito, per quanta gioia si avverta per un amore corrisposto e per quanto quest’ultimo ci faccia sentire la pienezza dell’esser completi solo dell’altro, la Vita lenisce qualunque sentimento, soprattutto i timori.

Fino a ieri avevo paura di me stessa, di non esser più la ragazza di una volta e di non esser in grado di farmi una ragione per ciò che ho perduto. Anche l’amore.

Come io sono altro, così è la mia Anima Nera. Siamo ricordi e io sono finalmente libera.

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sua nonna 94enne

In una serata di metà agosto due amici di vecchia data s’incontrano per caso in un ristorante. Lui sui 55 anni, lei sui 45.

Dopo i convenevoli un poco superficiali come in genere si fa fra amici che non si vedono da tempo, Lui dice: Ti vedo bene; sei in gran forma.

Lei: Sì, ora sto bene. Ma devo dirti una cosa.

Lui: —

Lei: Lo scorso ottobre mi hanno diagnosticato il cancro, ho subito una mastectomia, a maggio mi hanno ricostruita e, per non farmi mancare nulla, mi hanno trovato l’osteoporosi grave alla spina dorsale. Non posso sollevare più di due chili altrimenti mi spezzo.

Lui (dandole una bella pacca sulla schiena): Beh, a mia nonna di 90 anni hanno fatto una doppia mastectomia e ora che ne ha 94 è ancora viva!

(lei, cioè io)
(lei, cioè io)

Lei: (si raddrizza, sorride e non dice nulla)

Lui: Possiamo uscire a cena una delle prossime sere così mi racconti.

Lei: C’è poco da raccontare, ti ho detto tutto e son contenta di esser qui. Comunque per la cena ok.

Lui: Bene, ti chiamo io… maaaa se usciamo me le fai vedere e magari anche toccare?

que-sorpresa


Note: qualche mese fa ho scritto un breve Vademecum per chi volesse due consigli su cosa dire e non dire nel caso in cui un amico  confidasse che ha una malattia grave.