severamente vietato agli elefanti

Con la scorsa settimana ho terminato l’ennesimo mese di code e pazienza, sbuffi e trepidazioni, attese e mal celati nervosismi per giungere, con il fiato sospeso, ai verdetti delle semestrali visite oncologiche.

Sul fronte cancro tutto bene. Talmente bene che mi sono permessa di chiedere di rimandare da novembre a gennaio il prossimo controllo spostando quindi il tedioso trotterellare per laboratori di un paio di mesi.

Dopo tre anni e più di disciplinata obbedienza, hanno accordato, con sguardo avvolgente e con inattesa partecipazione, questa prima concessione ai miei desideri.

Una conquista.

Ecco quindi la buona notizia.
Finalmente posso prendere il mio fagotto, il pupazzo con le rotelle, indossare il cappellino che più mi piace, il cappotto e le ghette di sempre e, in assoluta autonomia,  dirigermi verso orizzonti desiderati, verso quella sensazione di essere padrona dei miei giorni, del presente e del futuro.

Un futuro breve, sì, ma pur sempre programmabile. Una sensazione, questa ritrovata consapevolezza, accantonata e agognata da troppo tempo.

A questo punto del percorso con l’Alieno ho compreso che nulla è più importante della nostra identità, del sentirsi bene nella propria pelle, della lenta e risoluta riflessione su ciò che è meglio per noi stessi e della determinazione all’azione senza compromessi.

Il cancro, l’osteoporosi, la menopausa indotta, le protrusioni dei dischi spinali acuitesi per la mutata postura, le “salvifiche” terapie e i tanti interventi chirurgici, hanno trasformato così repentinamente il mio corpo e il mio stile di vita da lasciarmi immota nel provare minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, la sensazione di essermi persa nella mia stessa carne.

Irriconoscibile a me stessa, “sbattuta fuori dalla vita”, da ciò che sono o che, meglio, ho sempre ritenuto e voluto essere. Per questo sono stata, e sono ancora, arrabbiata.

Da oggi, dopo questi controlli, qualcosa è però mutato. Una diversa consapevolezza e, forse, l’inizio di una pacata accettazione.
Tutto positivo, quindi, ma c’è, manco a dirlo, un ma.

L’osteoporosi è notevolmente peggiorata nonostante la terapia. Ora a farmi paura e a condizionare ogni passo non sono solo le fragilissime vertebre bensì anche il femore bucherellato. Sembra, a detta dell’oncologo, che si tratti dell’effetto collaterale della terapia oncologica.

E qui la prospettiva in apparenza cambia.

In pratica, la terapia oncologica contribuisce a demineralizzare lo scheletro. Su un terreno fertile come il mio, quindi, il candido pillotto quotidiano aggrava una situazione già pesantemente compromessa.
La riflessione su cui si è soffermato il giovane oncologo è quindi sull’opportunità, fra un anno, d’interrompere la terapia oncologica anticipando di dodici mesi il termine del protocollo.

Al mio sguardo bovino e al mio silenzio, il giovane medico ha spiegato che tutte le terapie oncologiche, nessuna esclusa, non guariscono dal cancro ma intervengono sulla probabilità che si ripresenti sotto forma di recidiva. Se, quindi, gli effetti collaterali sono tali da aggravare patologie serie, è d’obbligo aprire una considerazione sull’opportunità di proseguire con la somministrazione.

Non che la consapevolezza sulla natura delle terapie oncologiche sia per me una novità ma ascoltare le parole dell’oncologo mi ha rassicurata perché ha confermato che la mia non è una visione pessimistica bensì realistica, oggettiva.

Andate a chiedere a un ammalato o a chi è stato ammalato di cancro se si può considerare guarito e vedrete che vi risponderà con parole che voi desiderate siano dette ma, se siete attenti ascoltatori e osservatori e se siete privi di timori, noterete che i suoi occhi e il suo sorriso dicono altro.
Fra di noi, fra noi compagni di giochi con l’Alieno, si parla con franchezza e chiarezza. Il resto del mondo è escluso dalle nostre franche considerazioni perché è troppo impaurito e il grado elevatissimo di chiusura ci impedisce di esser palesi per non esser fraintesi.

In chi non ha avuto l’esperienza di una malattia mortale, l’ammissione della caducità della vita sembra un tabù o un’elaborazione ottimistica in virtù dell’effetto placebo di dottrine religiose o filosofiche. Noi, noi oggettivi e mal volentieri imbrigliati nelle trame dei protocolli medici, non si desidera quindi perder tempo per stare a rassicurare alcuno a meno che non stia intraprendendo il nostro stesso percorso o che abbia la giusta sensibilità e apertura mentale.

Gli ammalati di cancro convivono con la consapevolezza che mai ne saranno fuori. Nessun medico, se serio, dirà che si è guariti da quella che, ad oggi, è la patologia meno conosciuta ed è ancora combattuta con lance per lo più spuntate. Non mi riferisco solo al cancro al seno ma al cancro in assoluto.
La recidiva è sempre dietro l’angolo e parlarne apertamente non è possibile perché in una società in cui non è ammesso esser oggettivi, è vietato dar spazio con chiarezza e serenità a considerazioni sugli aspetti meno accomodanti della Vita.

E’ di questi giorni la notizia che Olivia Newton John, a 25 anni dalla prima diagnosi di cancro al seno, si è ammalata nuovamente e, stavolta, è in recidiva con una metastasi all’osso.
Venticinque anni dopo la prima diagnosi.
Venticinque anni.
Ecco un caso su cui riflettere.

Basta che siate audaci con voi stessi e le prospettive cambiano. Va da sé che il premio per tale sforzo è una nuova serenità, ve lo garantisco.

Questa settimana incontrerò lo specialista che mi ha in cura da anni per l’osteoporosi e, con questa rinnovata prospettiva, sono pronta a tutto, soprattutto ad ascoltare il suo punto di vista e le sue eventualità per il mio caso.

Sta di fatto che ora sì, comunque e nonostante tutto, posso prendere il mio fagotto, il pupazzo con le rotelle, indossare il cappellino che più mi piace, il cappotto e le ghette di sempre e, in assoluta autonomia,  dirigermi verso orizzonti desiderati, verso quella sensazione di essere padrona dei miei giorni, del presente e del futuro e, con serenità e il sorriso da gioconda, sinceramente me ne frego se mi dicono che l’accesso è severamente vietato agli elefanti.

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23 commenti Aggiungi il tuo

  1. unododici ha detto:

    Qualcosa che non serve a niente, dura due secondi, però credo valga più di 200 like messi per solidarietà : ti stimo e ti abbraccio.

    1. ninjalaspia ha detto:

      Ciao stella! Grazie, non immagini quanto apprezzi il tuo commento. Che bello avere tue notizie, come stai?

      1. unododici ha detto:

        La tua umiltà ti permette di saltare la barricata, ma nessuno potrebbe decidere di rispondere qualcosa di logico a questa domanda. Comunque mai come te, in ogni caso. E questa risposta la odio, stasera. 😄

        1. ninjalaspia ha detto:

          😀 ma dai! insomma, intuisco che stai più che bene… il resto non conta, certo.
          Sei un grande! 😉

          1. unododici ha detto:

            Non sto più che bene, ma in confronto a te posso dire solo che sto bene, questo era il senso 😉

            1. ninjalaspia ha detto:

              avevo intuito 😀
              il fatto è che l’ammettere di non star bene è già di per sé una ribellione salvifica. Ci si scrolla di dosso gli orpelli che il disagio porta con se e resta una serena consapevolezza 😉

            2. ninjalaspia ha detto:

              mi è venuto in mente ora che mio padre mi diceva sempre che non bisogna lamentarsi di non star bene innanzi tutto perché l’assenza di dolore o di disagio è indice del nulla. Se poi è il corpo a farti tribolare, significa che sei vivo! 😉 Mi sa che aveva proprio ragione

  2. carla.fabbri43 ha detto:

    Molto bello , profondo.Io, però mi sono sentita un elefante. Hai ragione, turba chi non lo ha vissuto 

    Inviato dal mio dispositivo Samsung

    1. ninjalaspia ha detto:

      ma non deve turbare, se si apre la mente e si lasciano andare via timori tutto appare più semplice e naturale. “Polvere di stelle”, ecco che siamo. Ti voglio bene. Piciùk

  3. lois ha detto:

    Il tuo approccio è ammirevole ed è la tua forza! Un abbraccio

    1. ninjalaspia ha detto:

      ciao Lois! Non è un approccio tanto eccezionale, credimi. Tu ok?

  4. lois ha detto:

    bene grazie! proseguiamo allora la nostra vita solo con qualche “complicanza” in più!

    1. ninjalaspia ha detto:

      giusto! E’ solo una questione di punti di vista e prospettive 😉
      Ti abbraccio forte, Lois

  5. Adesso mi maledirai (solo un secondo) ma ti dico il pensiero idiota che mi è venuto in mente leggendo e partecipando emotivamente a quello che descrivi così bene.
    Pensa (mi dicevo) a tutti quelli che muoiono in un attimo, magari uscendo di strada una notte che chissà perché si trovavano proprio lì. Pensa che spreco se questa (!) fosse morta così, senza potersi regalare questa consapevolezza e senza che le venisse la voglia di metterne un po’ al centro del tavolo e condividerla con noi.
    Pensa se di tutto questo poi alla fine mi scorresse addosso come niente.
    Pensa

    1. ninjalaspia ha detto:

      Non è per niente una riflessione idiota, anzi! Hai colto e sintetizzato due verità. Grazie e…io non dimentico 😉

        1. ninjalaspia ha detto:

          direi proprio di sí! 😄😃

  6. arielisolabella ha detto:

    Vai prosegui .ho smesso da tempo di consolare il mondo intorno a me e ….piena di dipendenze come sono…me ne frego se sono un ex malata anoressica o chissà cos altro.Vivo a pieno ritmo e guai a chi mi intralcia! 😜Vai corri cammina scala la montagna della tua nuova te andrà tutto bene comunque sia…( ah ecco iocuro la mia osteoporosi con dosi di curcuma e silice ..non ridere funziona!!) ti abbraccio compagna invisibile di ogni giorno ❤️

    1. ninjalaspia ha detto:

      Ciao stella mia! Lo sapevo che le tue parole sarebbero andate ben oltre il loro senso stretto . Ecco, il nostro è proprio uno di quei dialoghi diretti e schietti di cui ho scritto e l’abbraccio della “compagna invisibile di ogni giorno” che sei anche tu per me è caldo e avvolgente. Grazie.
      PS: domani vedo lo specialista per l’osteoporosi, gli riporto la tua terapia, sia mai che…. 😉

      1. arielisolabella ha detto:

        Guarda secondo me sarà scettico giustamente ma….funziona .devo dirti cara che la mia osteoporosi e’ meno grave della tua a quanto capisco e la mia cura e’ ormai di lunga data ,due anni.di certo male non fa credi! Comunque fammi sapere! Arielisolabella@gmail.com ❤️

  7. quarchedundepegi ha detto:

    Mi fa piacere rileggerti, ma mi dispiace dover leggere certi dilemmi.
    Tieni però presente che il cancro di quella donna dopo 25 anni, non è una recidiva, checché se ne dica, è un altro cancro.
    Il problema fondamentale è che in medicina 2 + 2 non fa sempre 4… e questo, sotto un certo punto di vista è il bello della medicina.
    Buon pomeriggio.
    Quarc

    1. ninjalaspia ha detto:

      Ciao Quarc! Il dilemma credo sparisca quando si comprende che non si deve temere la vita in tutti i suoi aspetti, positivi e apparentemente negativi. E’ il timore che si fa humus per i dilemmi.
      Tu stai bene? E tua moglie?

      1. quarchedundepegi ha detto:

        Ti ho scritto.
        Quarc

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