cedesi mocassini

Oh Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver camminato un miglio nei suoi mocassini. 
Preghiera Apache


Tre anni fa dissi a Patrizia, l’amica con cui ho affinità intellettuali sottili e profonde, che se mi avessero mai diagnosticato il cancro, ne sarei morta alla sola notizia. La cosa che più paventavo erano poi le terapie oncologiche.

Non è stato così.

A due anni e mezzo dallo Schiaffo sono qui e non solo continuo la terapia per contrastare lo strisciante incedere del cancro ma sono anche in cura per ostacolare l’inattesa degenerazione del tessuto osseo causata dall’osteoporosi severa da cui, si sa, non guarirò mai.

Entrambe le terapie comportano effetti collaterali gravi, alcuni dei quali sono definiti “paradosso” poiché inducono altre malattie o aggravano alcuni sintomi delle patologie stesse.
Entrambe le terapie comportano la somministrazione quinquennale di farmaci dopo i quali non è assolutamente garantito che la patologia d’origine sia sconfitta: il cancro può ripresentarsi in recidiva in tessuti di organi vitali come il cervello e l’osteoporosi riprende il suo silente corso degenerativo modificando definitivamente lo stile di vita fin tanto che non ti ammazza.
Entrambe le terapie comportano quindi un notevole grado di accettazione da parte del paziente poiché, a fronte di malattie asintomatiche, questi deve sopportare dolori, fastidi e un tale cambiamento del fisico da non riconoscere più se stesso. Una vera e propria destabilizzazione chimica.

È alle cronache di questi giorni la morte di alcuni malati in seguito alla loro decisione di sospendere o tralasciare le terapie proposte dalla medicina occidentale. E il mio pensiero inesorabilmente torna a quei giorni tesi in cui mi dibattevo nell’indecisione se sottopormi alle terapie oncologiche o lasciare che Madre Natura facesse il suo corso.
A fronte della necessità di dibattere prima di prendere una decisione, mi prescrissero qualche seduta da una psicologa esperta in donne con cancro.
Gli incontri furono assai fruttuosi poiché compresi il baratro che divide coloro che hanno una conoscenza didattica e statistica della patologia da coloro che devono decidere come morire e che vivono sotto la pelle le scelte cui ti impone la stessa patologia.

In una quindicina di giorni, quindi, decisi in assoluta autonomia di morire di chimica, salutai la psicologa e cambiai oncologo.

Suonerebbe meglio se scrivessi: in una quindicina di giorni, quindi, decisi in assoluta autonomia di salvarmi con la chimica, salutai la psicologa e cambiai oncologo?
Ai più, sicuramente, scritta così la frase rincuora, suscita stima e apprezzamento ma sia inteso che essa, così espressa, non è vera.

Non è detto che le terapie di qualunque disciplina medica, che sia occidentale, orientale, fantasiosa o esotica, portino a guarigione. È raro che un medico esperto dia statistiche, al massimo parla di probabilità e in genere usa il condizionale guardandoti fisso negli occhi. Certezze non ce ne sono.

Le ampie statistiche di guarigione riportate così facilmente da alcuni sono relative e prive di valore quando rivolte a colui con cui l’Alieno ha deciso di avere un dialogo.
E se rientrassi in quel minimo numero di sfortunati? Ecco la domanda che minuto dopo minuto diventa nenia intollerabile.

Resto quindi avvilita quando assisto alla divulgazione, da parte di giornalisti e medici telegenici, di notizie quali la morte di pazienti che hanno deciso di credere in altro e, fondamentalmente, di credere in se stessi e nel tempo che loro rimane.
Parliamo di un percorso intimo, forse il più privato in assoluto.
Non ci è dato di aver voce  sulla nostra nascita ma sulla nostra vita, su come condurla e terminarla, sì. Ridurre il tutto a un servizio giornalistico dalla valutazione viziata e dal giudizio prevedibile non aiuta nessuno e dà un messaggio errato.
Non si tratta nemmeno di fare prevenzione, siamo ben oltre. Ridurre il difficilissimo percorso decisionale di chi è posto di fronte alla propria caducità a un semplice “si sarebbe potuta salvare se solo avesse seguito le terapie, eppure era una persona intelligente”, lo trovo disonesto e poco rispettoso della dignità e del libero arbitrio altrui.

C’è dignità in qualunque decisione, quella dignità che deve essere rispettata e il cui valore dovrebbe essere al primo posto in ciascuno di noi.

Rispetto.

Io ho scelto di seguire le terapie della medicina occidentale, Mario Monicelli, Toni Scott e Carlo Lizzani hanno deciso di suicidarsi, le persone alla cronaca in questi giorni hanno deciso altre vie. Mi chiedo dove sta la notizia.

Mocassini-con-gonna-al-ginocchio

16 Comments Add yours

  1. Drimer scrive:

    Mentre leggevo mi ero prefisso di scrivere qualcosa ma arrivato all’ultima riga ho pensato che avevi già detto tutto;
    “…try walking in my shoes”, let’s all.
    Un abbraccio Nin

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao stella! Che dire, nulla da dire. È vero. Confesso che non sapevo nemmeno se pubblicare il post ma l’ho fatto. Parole al vento? No, fin tanto che ci sono sensibilità come la tua che le leggono. Grazie 😉

  2. Silvia scrive:

    Infatti sono scelte, però avrei preferito che queste due donne, tra cui una ragazzina, avessero deciso di scegliere se stesse e il loro tempo…..non che si fossero affidate ad una terapia precisa di un medico che spaccia la sua cura per alternativa alla chemio, non è così, la chemio è dura e dolorosa è vero, ma può salvarti la vita, quella terapia fa morire e quando la donna di 37 anni se ne è resa conto e si è rivolta all’ospedale purtroppo era ormai troppo tardi. E questo che non sopporto, che si speculi sulla vita dei malati, e per me fanno bene a parlarne perché la gente deve sapere che, se si vuole curare si deve rivolgere agli ospedali e ai servizi oncologici.
    Buona serata Ninja🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Credo che un altro caso esemplare sia nella vicenda di Tiziano Terzani, rifugiatosi in ultimo anche lui nelle terapie proposte dalla medicina occidentale. Nulla da dire, Silvia, sui protocolli ufficiali e su coloro che speculano sulla vita altrui. Io ho infatti scelto di seguire la via ufficiale. Ho invece tutto da ridire su chi promuove una divulgazione errata riducendo un argomento tanto difficile e intimo a frasi banali magari sull’intelligenza e la preparazione di chi ha vissuto in prima persona le tempeste di scelte dolorose e inevitabili. La mia critica è a costoro.
      Un grande abbraccio, Silvia, è sempre bello averti qui. Piciùk

      1. Silvia scrive:

        Quello sicuramente, sono scelte sempre travagliate e dolorose, come si suol dire bisogna trovarcisi per poter capire…

        1. ninjalaspia scrive:

          …purtroppo è così.

  3. lois scrive:

    Sono convinto anche io che si tratti di scelte (più o meno opinabili ed in silenzio) non sindacabili. Ci si trova d’improvviso di fornte a dilemmi che mettono in gioco tutto noi stessi e nel bene o nel male anche la persona più solida si ritrova di fronte ad un senso di stupore e insostenibilità.
    Premesso che sono ultraconvinto dei progressi della medicina e delle terapie (rendiamoci conto dei cambiamenti che ci sono stati negli ultimi trent’anni!) e sono ancora più convinto degli sviluppi della ricerca (partecipo con orgoglio ad ongi iniziativa dell AIRC; ma come loro le strutture che lavorano per il progresso sono tante); un importante sentimento da non mettere mai da parte è la dignità, solo attraverso quella si può in qualche modo far si che la malattia diventi solo UNO dei problemi che ci attanaglia nella vita e non dargli forza di diventare protagonista.
    E poi bisogna parlarne (ed è molto importante anche quello che stai facendo tu nel tuo blog), nominarlo e non tenerlo in ombra. Il Cancro è una malattia e come tale va curata, ma non dobbiamo mai dargli la forza di sconvolgerci la vita. Proviamoci, forse sarà per tutti meglio e riusciremo a sfatare il suo terrore. Poi certo, come ogni cosa c’è una componente di fortuna, di coincidenze e casualità che non possiamo controllare. Ma nel corso che attraversiamo non diamogli soddisfazioni.

    1. ninjalaspia scrive:

      Le tue parole sono non solo corrette ma luminose. Grazie, Lois. E’ un percorso pieno di ombre sia per chi è costretto a percorrerlo sia per chi ne è spettatore (ma non esente). Parlarne, sì, parlarne e dare il nome corretto a tutto, alla malattia, alle terapie, alle conseguenze fisiche e morali che questo percorso comporta per tutti.
      La scienza fa progressi, vero. E’ ciò che continua a ripetermi lo specialista che mi ha in cura per l’osteoporosi dato che, terminata questa terapia, nulla si potrà più fare. Gli credo. Sono atea ma nella scienza e nello spirito di ricerca ho una vera fede.
      Bello saperti così consapevole ed è rincuorante il tuo impegno. Un grande abbraccio a te. Kiss

      1. lois scrive:

        Spesso nella laicità c’è maggiore consapevolezza e percezione di solidarietà e rispetto estraneo ad ogni vincolo che non sia quello morale ed etico. Ti dico la verità, anche io sono stato lambito dal problema, ma pare sia poca roba e già quasi del tutto risolto, ma continuo da otto mesi a questa parte a sottopormi ad analisi, tac …e tutto quello che che occorre per monitorare; ma credimi, è importantissimo non lasciarsi schiacciare dall’ansia e dalle paure (che umanamente sono giustificabili). Ci devono scivolare addosso e dobbiamo essere sereni per l’imediato. Il futuro purtroppo nessun indovino potrà prevederlo. Ma la quotidianità (nei limiti consentiti) sia serena e devota a tutte quelle cose che ci fanno stare bene (mi firerisco agli affetti, alle passioni, agli hobby, al cibo…)
        Buone cose e buona quotidianità … e poi lo sai, io credo nella bellezza e nel suo senso ristoratore, un brano di musica, la vista di un quadro, dei fiori… e ci ritorna il sorriso e la mente pulita rivolta verso altri concetti di serenità!

        1. ninjalaspia scrive:

          Le malattie hanno un lato positivo: cambiano gli orizzonti e il modo di percepire e vivere, creano affinità e producono tanta qualità. A me è successo.
          Mi fa piacere che mi abbia parlato di te. Parlarne non solo fa bene ma aiuta se stessi e gli altri per temere meno le ombre, a ridimensionare e ad avere consapevolezza, a scovare la bellezza. In effetti, Lois, la tua sensibilità mi aveva sussurrato che conosci l’argomento. Quando vuoi, quindi, hai un’amica di matita prontissima a parlar di facezie e definitivamente convinta dell’intensità e della bellezza dei nuovi orizzonti che ci sono proposti.😉

  4. TADS scrive:

    ciao carissima,
    sai, io ho una formazione culturale umanistica ma sono fondamentalmente un guerriero, quando ti ritrovi a combattere con un simile subdolo nemico l’unica alternativa che hai è lottare, lottare e crederci. Domenica sera ho rivisto 300, la logica spartana vince sempre, Leonida si è sacrificato ma Serse non è mai riuscito a mangiarsi sparta. Passami la metafora, immola il Leonida che c’è in te ma salva Sparta, concedi qualcosa al nemico ma sempre nella consapevolezza che puoi batterlo.

    un abbraccio sincero

    1. ninjalaspia scrive:

      Ma io sono in pace e combatto! Anzi, trovo che questa battaglia abbia portato e porti più positività di quanto immaginassi prima di esser chiamata ad affrontarla.
      Il punto è un’altro: alcuni giornalisti e medici dovrebbero, prima di fare un’errata divulgazione su percorsi intimi e drammatici di malati gravi, fare un giro nei loro mocassini. Io cedo i miei a chi volesse comprendere… avanti quindi ai giornalisti e ai medici di buona volontà!😉

      1. TADS scrive:

        d’accordissimo mia cara,
        come sta mamma ninja? sempre in forma?

        1. ninjalaspia scrive:

          Al top! Ora è tornata dal mare e si è lanciata su FB. Una novità dagli esiti esilaranti. L’ultimo ieri sera a mezzanotte… ne scriverò.
          Ti abbraccio forte, TADS. bello avere tue nuove. Piciùk

          1. TADS scrive:

            alla prox cara😉

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