Eccomi, Nin

La prego, signora, mi renda la mano. Signora? La mano. Mi lasci la mano, per favore, signora?

Nulla.

Nin? La mano! Va bene. E se le prometto che gliela rendo fra due secondi, mi crede? Dai, mi lasci la mano, Nin, altrimenti io come faccio?

Nulla.

Prometto, Nin, due secondi e poi potrà stringerla quanto vuole.

Lascio la presa. Percepisco il suo adoperarsi; è un rumore leggero, appena accennato, affogato nella luce accecante e nel vocio degli infermieri che armeggiano tutt’intorno. Lo sento nonostante lo stordimento, è proprio dietro la mia testa.

Due secondi, forse uno e le sue grandi dita tornano alla mia mano. Scivolo dolcemente paga d’aver colto l’invito. E la sua voce che dice Eccomi, Nin.

fotografo-neonati-mano-con-papà-savona

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È fatta, questo terzo intervento chirurgico è passato. Ora mi aspetta, nella peggiore delle ipotesi, la quarta e ultima operazione probabilmente fra un anno. Ma non parliamone, ne ho abbastanza di bisturi e drenaggi.

Anche questa volta sono stata fortunata, ho conosciuto persone speciali che hanno accolto la bimba Nin, le sue fragilità e le resistenze anche puerili, abbracciandomi con grazia per tutto il tempo.

Innanzi tutto la mia compagna di stanza: Maria Antonietta.

Stupenda Maria Antonietta! Mi ha accolta con il sorriso caldo delle persone autentiche, quelle che portano in sé il calore delle nostre terre del Sud. Un’anima calda e avvolgente. Mi ha sorriso, rassicurata, consigliata, benevolmente sgridata, abbiamo riso a lungo, riflettuto, giocato, dormito e mangiato assieme come fossimo amiche di vecchia data, senza pudori. Una donna speciale, un cuore che cammina.

È proprio in questi incontri la magia dell’Ospedale: è il luogo ove tutte le dissimulazioni svaniscono e gli animi s’incontrano per accompagnarsi in ore indelebili che hanno un valore e uno spessore tali da suscitare una complicità profonda e rara.

Sorrido quando torno con la memoria alle nostre complici fughe diurne e notturne per terrazze, balconi e cortili dell’Ospedale solo per far finta di fumare. Così, giusto per sentirci meno in trincea, meno “diverse”. Siamo state anche sorprese dal nostro chirurgo, nonché primario del reparto, mentre nottetempo e vestite di nulla, ridevamo nascoste nel buio notturno del balcone del reparto. Erano le ore di vigilia del mio intervento e Maria Antonietta era in degenza per ben due post-intervento molto impegnativi. Lascio immaginare i commenti del bel chirurgo.

La prima notte trascorsa a casa mi è sembrata strana, come vuota, inzuppata di una solitudine non richiesta. Mi mancava Maria Antonietta.

____________________________

Un altro incontro speciale è stato quello con l’anestesista. So che si chiama Alessandro.

Un omone dalle mani come palette che mi ha accompagnata senza lasciarmi mai in quei minuti terribili in cui sei parcheggiata dinnanzi la sala operatoria in attesa del tuo turno. In quel frangente il mondo è fatto di rumori ignoti, voci sconosciute, lenzuola rigide e di uno stordimento delle membra che impedisce l’unico, superstite intento: La Fuga.

In quei minuti è la peggior solitudine che abbia mai provato. Sono momenti in cui le prospettive si abbreviano a secondi e in cui devi sul serio affidare la tua vita a sconosciuti. Alessandro è stato lì con me, a chiacchierare credo di Milano. Ricordo solo che abbiamo parlato di Piazza del Duomo e poi non so di che, forse parlava solo lui e io ho immaginato di rispondergli; in quel momento ho creduto di fare un vero dibattito sulla mia città ma ora non son certa di aver proferito sillaba alcuna. Alessandro mi ha quindi accompagnata sul letto operatorio e mi ha tenuto la mano fino all’ultimo istante di stordimento. Poi mi ha fatto scivolar via.

Non l’ho più incontrato e non saprei nemmeno riconoscerlo perché son miope, molto miope, e in sala operatoria non sono ammessi occhiali da vista intanto non ti servono a nulla, ti dicono. Non sanno che non è così.

Questa volta mi devono sul serio aver drogata perché non ricordo la vestizione con il “camice svela-chiappa” che sei obbligato a indossare, non ricordo nemmeno il saltello privo di alcuna dignità che devi fare per salire sulla lettiga. Ricordo invece un infermiere che mi aveva presentato la sera prima Maria Antonietta che mi ha salutata dicendo Ecco la mia amica! Vedrai che passa tutto in fretta! Ci vediamo più tardi. e che ho incontrato, oramai drogata, quando ero nei sotterranei delle sale operatorie. Non ricordo il risveglio e meno male. In genere non è un granché.

Ricordo con piacere la vicinanza di Alessandro, la sua presenza tangibile, rincuorante, esperta, la sua voce calma. Le mani grandi.

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39 Comments Add yours

  1. Antonio scrive:

    bentornata a casa!
    un abbraccio affettuoso

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie! Piciùk Smock Kiss

  2. evergreen scrive:

    Ciao Nin, sono il primo a commentare!😉 Mi fa piacere che sia andato bene🙂 sono felice. Spero non abbia bisogno di altri interventi… Che sia la tua guarigione🙂 Spero anche per la tua nuova amica Maria Antonietta.

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao stella! Lo spero anche io sia per me sia per Maria Antonietta. Domani pranzeremo insieme, chiacchiereremo per la prima volta fuori dall’ospedale.
      Ti abbraccio. Kiss

  3. Piero scrive:

    Che belle queste persone che ti hanno fatto compagnia, aiutato, confortato e tenuta per mano. Ce ne fossero! Sono molto contento di ritrovarti e di leggere e sentire le tue emozioni.
    Bentornata, Nin!
    Ti abbraccio, Piero🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Piero!
      Sì, persone speciali. E, lo sai, un grazie particolare a te che mi sei stato vicino con una sensibilità speciale. Tu come loro: persone speciali.
      Kiss

      1. Piero scrive:

        Non devi ringraziarmi… averti come amica è per me un privilegio.
        Baci.

        1. ninjalaspia scrive:

          😉 Ti abbraccio forte forte

  4. chezliza scrive:

    😊 bene ecco la ninja di ritorno.
    Un sorriso e un abbraccio da lontano.

    1. ninjalaspia scrive:

      Oh yeah! A casa sono ;-D Finalmente anche questa è andata.
      Kiss

      1. chezliza scrive:

        Andata!Perfetto cosi’AnimaCoraggiosa!
        😚

        1. ninjalaspia scrive:

          Ora tre mesi di reggisenone notte e giorno e poi potrò far finta di chiamarmi Barbie…
          Tanto kiss😉

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie, stella. Bacio😉

  5. gioia bella che gioia leggerti, ti faccio tanti auguri x una pronta ripresa e guarigione… le tue espressioni lasciano senza parole…

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Rosa, grazie di cuore a te. Ancora tre mesi poi potrò iniziare a tornar sui miei binari. Piano piano…
      Ti abbraccio

      1. e potrai nel frattempo contare sul pensiero, sulle preghiere, e sull’energia positiva che noi amici ti indirizziamo. buon mese allora ♥

        1. ninjalaspia scrive:

          A te. Grazie per esserci. Buona giornata! 😉

  6. Silvia scrive:

    E anche questa è fatta, ora sarà tutta discesa😉

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Silvia! Diiiii, lo è già, in discesa. Piano piano anche questa sarà superata e…dimenticata😉
      Buona notte, stella, ti abbraccio forte

  7. arielisolabella scrive:

    La mia amica guerriera è’ tornata ❤️Riposa cara la fine della guerra è’ sempre più vicina …😊

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao amore mio!😀
      E almeno questa è fatta, se ne riparlerà fra un anno e nemmeno è detto che debba tornar sotto i ferri😉
      Ora, sì, riposo poi mi rilancerò nella mischia più agguerrita che mai.
      Ti abbraccio forte, insostituibile compagna. Bacio

      1. arielisolabella scrive:

        Vai cara il mondo è davvero…tutto nostro! ❤️

  8. lois scrive:

    Ciao Nin bentrovata e stai bene che il prossimo post lo vogliamo ancora più bello!

    1. ninjalaspia scrive:

      😀😀 sempre meglio, Lois. Prometto che il prossimo sarà bello bellissimo …mi frulla già qualche ideuzza😉
      Ti abbraccio

  9. tramedipensieri scrive:

    Che gioia!
    ❤️❤️❤️❤️❤️

    1. ninjalaspia scrive:

      Tanta gioia, ogni giorno di più. E ora ci sarà una gran discesa di una anno😉
      Tanto bacio

  10. @lessi_o scrive:

    Forza forza forza!!!

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao@lessi_o! Sempre e per sempre Forza Forza Forza ! ;-D
      Un grande abbraccio per te

  11. Lucia Lorenzon scrive:

    Ti conosco da pochissimo ma sono sinceramente contenta sia andata bene.

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie, Lucia. Questo è il terzo intervento che dovrebbe portare verso la fine di tutta la fase ricostruttiva. È un percorso lungo, bisogna portar molta pazienza e si ottengono buoni risultati. Ricreare dal nulla una parte del corpo, almeno esteticamente, è possibile e oggi la chirurgia plastica è a un punto discreto.
      Benvenuta nel mio blog, mi fa piacere che tu ci sia.
      Un abbraccio

      1. Lucia Lorenzon scrive:

        Un piacere mio. Grazie. Mi colpisce quel dire “almeno esteticamente”…sentirla ricreata e propria anche psicologicamente immagino richieda un percorso più lungo.

        1. ninjalaspia scrive:

          È un argomento ostico, soprattutto per noi donne, quello della mastectomia. Le sfere coinvolte in questa esperienza sono varie: di salute, psicologiche, di estremo cambiamento e direi anche e in qualche modo sociale. Accettare questa esperienza è un lavoro lungo e complesso e i medici sono molto attenti a farti percepire il meno possibile l'”assenza”. Ne ho scritto molto in vecchi post che ogni tanto rileggo per comprendere me stessa oggi. L’importante è sentirsi sereni e accettare ogni cambiamento dandosi tempo.
          Ti abbraccio

          1. Lucia Lorenzon scrive:

            Sí immagino darsi tempo sia fondamentale.
            Un abbraccio a te.

  12. massimolegnani scrive:

    non è un caso che hai corredato il post con immagini di un neonato, sei tu quel neonato, non nel senso che sei ri-nata ma in quello, più bello ancora, che sei regredita, ti sei fatta infinitamente piccola per affidarti ad altre mani. Accidenti mi hai fatto venire nostalgia dell’ospedale, quando anche a me capitava di tenere una mano quasi sconosciuta a scambiar calore.
    ml

    1. ninjalaspia scrive:

      Cavoli, sei l’unico che l’ha capito! E’ proprio così: sei e devi essere indifeso come un neonato altrimenti nulla andrà per il verso giusto. Per un’agguerrita come me maniaca del controllo non è semplice affidarsi. Anche questa volta ho avuto bisogno di tanti sorrisi e di leggere negli occhi di chi mi stava di fronte empatia e serenità. Sono stati tutti affabili anche dopo l’intervento cioè quando il peggio a livello psicologico era oramai passato.
      Ma hai lavorato in ospedale o ti ci sei ritrovato come paziente?

  13. massimolegnani scrive:

    fino a pochi mesi fa ero pediatra in ospedale e mi è capitato anche di essere dall’altra parte della barricata. Anzi adesso faccio una cosa scorretta: ho cercato di unificare le due esperienze opposte in un racconto un po’ stralunato (“il dottor massimo e il signor Camillo”), bè mi farebbe piacere lo leggessi. Ecco l’ho detto🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Hai fatto bene a dirlo!😀 Certo che lo leggo! Lo trovo sul tuo blog?
      Ho una cara amica ginecologa che ha il mio stesso percorso ospedaliero. Trovo molto interessante dialogare con lei, vedo il medico e la donna, lo scienziato e la bimba. In genere i medici che si ritrovano ospedalizzati hanno poi una sensibilità maggiore e una visione di insieme a volte sul serio illuminante.

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