E gira la roeuda la gira

La poesia sa sorprendere.

In questi giorni di frenetico andirivieni in cui ho dovuto accantonare me stessa, i sentimenti, i desideri e le amate consuetudini, una serie di piccole emozioni hanno addolcito l’arida rincorsa. Nel bel mezzo di ottuse incombenze squisitamente burocratiche fra notai, banche, traslochi, pulizie, commissariati, riordino di cose mie e dei ricordi di mio padre, di pagamenti e di tasse, di tecnici e portinai è tornata a me una figura che riverbera i giorni di quando, bimba, giravo in bici per i cortili e le vie del quartiere.

L’arrotino, chiamato el Moletta dai meneghini.

el_moletta
Inizi del XX secolo, Piazza Fontana Milano, el Moletta

Nella Milano dell’Expo avido di promesse, quella dei grattacieli di diafano vetro dai nomi arabi e giapponesi, dei ristoranti etnici, dell’inglese parlato ovunque, dello spagnolo nelle pubblicità alle fermate dei tram, delle gialle e pesanti biciclette del Sindaco e delle automobiline del civilissimo car sharing, ecco a sorprendermi un cartello.

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Era lì, un po’ schivo, appeso nell’androne del palazzo ove abita mia madre. Non ho resistito e l’ho fotografato. I caratteri, il nome, la correzione gialla e rossa così ingenua e il nastro da imbianchino, quello in carta, a fissarlo al vetro della portineria proprio di fronte all’ascensore. Posizione strategica!

Tengo l’immagine con me come il breve sorriso che ogni tanto ciascuno rivolge a se stesso. Una coccola tutta personale, intima.

Inizio quindi a traslocare. Per una decina di giorni vado e vengo con l’auto ricolma di verghiana roba e, con le mani oramai ruvide per le pulizie e il riordino di faccende mie e di mio padre, mi fermo dal portiere del palazzo dove sto ora. Eccolo lì, el Moletta. Non più Pippo e il suo cartello ma una pratica busta. La fotografo.

arrotino 1

Meno poetica ma più efficiente mi sorprende soprattutto il “Ringraziando” e mi chiedo chi si ringrazi. Il cliente, l’arrotino o la ditta che si occupa anche di lavori pesanti?

Poco importa perché sono io a ringraziare loro per aver addolcito queste giornate di arida solitudine con il ricordo dell’auto del Moletta che, con tanto di gracchiante altoparlante, annunciava alle donne l’arrivo dell’arrotino che tutto avrebbe risolto nei giorni dei grandi preparativi per i cenoni e i pranzi delle prossime Feste. Una promessa di sollievo con quella voce acuta e un poco atona, un’occasione di risparmio di tempo e denaro strillato a tutti.

L’annuncio di  un artigiano nomade che con il suo lavoro entrava nei cortili con la pesante mola e le mani nere ad affilare lame e lame.

Io, bimba, ero incaricata da mia madre del ruolo di fattorino nel portargli forbici e lunghi coltelli con “le cinquemilalire che sono più che sufficienti per il lavoro che deve fare”. Anni ’70. Anni di piombo e di ristrettezze come quelli attuali in cui el Moletta torna nei nostri cortili così moderni perché se c’è modo di risparmiare lo facciamo. E lui lo sa.

Mi sembra che il detto meneghino “Gh’è toccaa de fà el molètta” (gli è toccato di ribassare i prezzi) sia tanto attuale e che la ruota della mola gira e gira e tutto torna con quel sorriso e quell’ironia delle belle canzoni popolari.

O dònn gh’è chí el molètta
se gh’avii el cortell coi dent
se gh’avii la forbesetta
che taja pú per nient
cortell e forbesètta
o dònn portèmej chí
no gh’è nissun molètta
che mòla mej de mí.

no gh’è nissun molètta
che mòla mej de mí.

E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Giovann che vègn sira
ma la roeuda la stenta a girà.

L’è on pezz che foo girà
sta roeuda innanz e indrée
ma mai podró vanzà
cinq ghèj de sto mestée
l’è inutil pensàgh sora
l’è inscí che la gh’ha de ‘ndà
sta roeuda sòtt e sora
mí gh’hoo de fà girà.

sta roeuda sòtt e sora
mí gh’hoo de fà girà.

E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Gìovann che vègn sira
ma la roeuda la stenta a girà.

Lassem che’l mond el gira
e gira anca la luna
come i tosann de sira
in cerca de fortunna
e mí col mè carrètt
voo in gir de chí e de là:
o donn gh’è chí el molètta
se gh’avii de fa molà.

o donn gh’è chí el molètta
se gh’avii de fa molà.

E gira la roeuda la gira
e la gira la roeuda la va
gira gira Giovann che vègn
sira ma la roeuda la stenta a girà.

E gira gira gira gira gira…

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12 Comments Add yours

  1. arielisolabella scrive:

    Mi sono distratta e non ho visto il tuo dolore.Mi dispiace cara tanto.Ironia beffarda e’ che mio padre combatte da settembre con una neuropatia sconosciuta ed io festeggio il Natale scacciando i foschi pensieri.E’ dura no di più’.Ringrazio mia figlia che pretende il suo momento di luci e regali gli amici mia madre ed anche il mio adorato cane che sente nell aria L eccitazione nuovi profumi e L attesa. Sei nei miei pensieri accantonati ma mai archiviati.Ti abbraccio e come sempre ti dico che se vuoi posso toccarti oppure continuare ad ascoltarti. Petto ci sonoUn abbraccio forte Lea

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie, Lea. Sei sempre speciale e le tue parole mi riempiono il cuore. E’ un momento difficile, di solitudine e ricordo ma credo di preludio a un rinnovamento. Tutto sappiamo affrontare e tutto realizzeremo, Amica mia! Mi dispiace per tuo padre e soprattutto mi lascia senza fiato il fatto che non si sappia di che si tratta e fai bene a distrarre i tuoi pensieri e tuo padre con le luci di una Festa forse obbligata, sì, ma con la capacità di donarci ore in compagnia di chi amiamo fra luci, giochi, musica, cibo e sorrisi. Buon Natale a te, Amica mia, e con tutto il mio cuore😉

      1. arielisolabella scrive:

        Grazie cara teniamoci in contatto.un abbraccio 😊

  2. aboer65 scrive:

    Mestieri desueti che ritornano. Molte cose prima o poi ritornano, è la ruota che gira, come la roeuda del moleta

    1. ninjalaspia scrive:

      Sembra così, tutto torna e non è un detto😉 Tanto tanto kiss, stella mia!🙂

  3. Silvia scrive:

    Fanno sempre nostalgia queste figure che ci ricordano il passato…..i vecchi mestieri ormai, purtroppo, abbandonati.
    Buona domenica Ninja🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Buona domenica a te, Silvia, di cuore😉

  4. tramedipensieri scrive:

    Il segno del tempo degli oggetti fatti e tenuti per durare più a lungo possibile non come ora che tutto un uso e getta😦

    Ti faccio tanti auguri di un natale pieno di luce e serenitá
    Un abbraccio
    .marta

  5. maramassaro scrive:

    Coraggio dicono che il tempo cura le ferite, in parte è vero, e in parte no. Bella la poesia, anche se ho faticato un po a capirla, in dialetto milanese. Tanti auguri! E un bacio. mara

    1. ninjalaspia scrive:

      È vero, il tempo cura tutto. Mi dispiace abbia fatto fatica a leggere il testo, è quello di una canzone popolare molto allegra che puoi ascoltare cliccando sul link sopra al testo…alla Cochi e Renato,. Per ora un grande abbraccio a te 😘

  6. romolo giacani scrive:

    Che m’hai fatto ricordare! Adesso qui a Roma girano con macchine e altoparlanti. Quando ero piccolo invece se ne andavano in giro con una specie di trabiccolo e urlavano “arrotinooo”, con quelle “o” allungate, ma soprattutto alzate di un ottava rispetto al resto della parola, che avevano una loro strana musicalità.
    Tanti auguri se non ci rileggiamo prima di Natale!

    1. ninjalaspia scrive:

      😃 mi fa piacere aver suscitato un bel ricordo!
      Per ora ricambio gli auguri ma credo ci rileggeremo prima 😉🎄🎅🎁

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