cicatrice

Premessa
Le immagini di questo post sono reali e possono turbare. Fanno parte dell’iniziativa The Scar Project promossa e realizzata dal fotografo David Jay e riguardano donne e uomini ammalati di cancro alla mammella.


« La tua cicatrice appartiene a tutti noi. Non è tua. »

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A un estraneo i dialoghi fra me e Silvia possono apparire una frenetica e illogica alternanza fra battute, risate, freddure, pianificazioni e profonde riflessioni non logicamente connesse. Simultaneamente parliamo di argomenti vari mantenendo comunque una consequenzialità concettuale tutt’altro che casuale e i dialoghi proseguono con frequenti interruzioni e riprese arricchendosi man mano di sottintesi.

In realtà il nostro è un tenersi reciprocamente per mano nell’attraversare la quotidianità consapevoli di essere persone dalle intelligenze, gusti, sensibilità e necessità affini. E di affine c’è per noi la dimensione in cui il cancro proietta. Si tratta di una prospettiva, di un modo di vedere le contingenze della vita e di affrontare l’instabile pianificazione del futuro, così particolare da esser difficilmente trasmissibile a chi non ha mai esperito il cancro, direttamente o indirettamente.

Ieri, nel corso di una pigra domenica dedicata alla preparazione di vacanziere valige, ci siamo concesse ore di divagazioni fra abiti, costumi e gelati. Mentre riflettevamo sul necessario rinnovamento del guardaroba estivo dovuto alle mie nuove, morbidissime forme in seguito all’intervento ricostruttivo e agli effetti della terapia ormonale, le ho detto che provo disagio nell’indossare certi capi che rivelano la mastectomia. Il seno, si sa, ha per tutti, donne e uomini, valenze e significati profondi. Vederlo violato può turbare.

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Provo imbarazzo per lo smarrimento che posso provocare nel prossimo all’eventuale vista, seppur velata, della cicatrice della mastectomia attraverso un indumento poco coprente. Devo chiarire subito, e ci tengo, che sono orgogliosa del percorso della cicatrice così lineare che va dall’ascella al capezzolo; per me non è il simbolo deturpante di una violata femminilità, anzi, la considero una nobile testimone di vita e di esperienza. Ha il valore e il fascino di una ruga che rivela al mondo qualcosa di te e della persona che sei. È comunque lontano da me ostentare qualcosa e ciò nel rispetto della sensibilità altrui.

« Fregatene! » mi dice Silvia assaporando un bel cucchiaio di gelato alla ricotta e fichi. « La tua cicatrice appartiene a tutti noi. Non è tua. Quindi anche se dovessero vederla poco male, si renderanno conto che è anche loro; la tua cicatrice è mia, e di quel signore là, è di tutti perché il cancro appartiene a tutti noi. Non è una diversità e nessuno ne è esente. Domani mattina penso di andare in ufficio in macchina. »

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«Se vai in macchina metti le chanelline nuove, ti stanno daddio. Devo stampare il biglietto del traghetto, spero di non dimenticarmene; lo faccio dopo aver pranzato con Fabrizio. Hai ragione, Silvy, devo stare meno attenta agli altri. In fondo detesto il nostro modo ipocrita di considerare tutte le malattie come tabù. Turbarsi o meno, si tratta di Vita. Buono sto croccantino di pistacchio.»

La riflessione, in realtà, è molto ampia. Credo sia necessario che si smetta, nel nostro Paese, di pensare che il cancro e le malattie genetiche o rare riguardino gli altri. Mi disturba e avvilisce il continuo constatare che si promuovono iniziative la cui comunicazione riduce, per esempio, il cancro al seno al simbolo di un fiocchetto rosa, di una parrucca rosa, di magliette rosa o che si usino slogan tipo “corri che ti passa”. Non passa nulla e tutti siamo esposti. Questa è la verità.

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L’Alieno, inteso come malattia, non è altro da noi, fa parte della Vita e, a conoscerlo da vicino, non è gentile. Non possiamo adagiarci nella gentile ipocrisia di gentili ricerche di fondi per gentili ricercatori concentrati nella gentile sconfitta di malattie che non solo turbano gli animi ma che condizionano la vita di coloro che più amiamo oltre alla nostra esistenza.

Di gentile non c’è nulla. E chi vive tale esperienza, da paziente, da famigliare o da medico, lo sa benissimo.

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Non reputo sia necessario ostentare ma nemmeno sminuire un aspetto della vita che appartiene a tutti noi. Mi ricordo l’atteggiamento che avevo fino a un anno fa quando nemmeno ricordavo il mio gruppo sanguigno poiché sana e sportiva. Le malattie capitavano agli altri e poco mi curavo dei fantasmi del secolo.

Oggi no, oggi è diverso. Credo che nessuno sappia che agli ammalati e ai sopravvissuti di malattie come le leucemie, è proposto di far parte di ricerche scientifiche. A queste persone è chiesto di donare sangue e midollo alla ricerca vòlta a svelare i tanti misteri della trasformazione del sangue. A coloro che invece si trovano sconfitti dalle terapie in uso, chiedono di entrare in protocolli di sperimentazione farmacologica.

Immaginare cosa si provi nel donare frammenti del proprio corpo o nell’accettare di far parte di sperimentazioni senza sapere se servirà e soprattutto se ci si salverà, credo possa essere un buon esercizio d’immedesimazione.

Accettare di far parte di un disegno più grande della nostra paura significa ammettere profondamente che l’argomento riguarda tutti.

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La mia cicatrice quindi appartiene a tutti, non è mia.

In ciò Silvia ha ragione.


the scar Project
cliccare l’immagine per conoscere The Scar Project

28 Comments Add yours

  1. Carlo Galli scrive:

    Post che arrivano sempre al cuore…

    1. ninjalaspia scrive:

      Buon giorno Charles!
      Più che di un post si tratta di un messaggio nella bottiglia. Qualcuno, prima o poi, la raccoglierà😉
      Buona settimana, stella

  2. arielisolabella scrive:

    E’così infatti continuerò a mettere il bikini nonostante tutto! Un bacio🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Buon giorno!
      Sapevo che avresti compreso sul serio il messaggio. Non solo compreso ma appoggiato e vissuto.
      Ti abbraccio forte e un grade bacio a te😉

  3. viola scrive:

    Buongiorno stellina, non trovo le parole , posso solo dirti che ti mando tanti abbracci 😘

    1. ninjalaspia scrive:

      Buon giorno a te Viola.
      Grazie. Le cicatrici che vedremo questa estate sono nostre. Cicatrici del corpo e del cuore, non dobbiamo dimenticarlo.
      Buona settimana a te, stella. tanto kiss❤

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao stella! Grazie. Tanto e tanto kiss a te❤

  4. chezliza scrive:

    Ogni Cicatrice è una storia…..
    mi permetto con grande rispetto di scrivere solo che le Cicatrici mi piacciono
    come le persone che le portano..
    Bellissime foto e bellissimo Post

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao!
      Grazie, stella. Cicatrici e rughe, sicuramente appartengono a tutti noi, ecco perché non temo che si noti la mia, mi stavo ponendo uno scrupolo inutile😉
      Un gradissimo abbraccio per te🙂

      1. chezliza scrive:

        …per ogni cicatrice…ruga o ferita……😀

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao stella!
      Grazie di cuore. Un grande bacio a te❤

  5. Silvia scrive:

    Non è mai una colpa ammalarsi, nè una vergogna, tutti abbiamo le cellule tumorali dentro di noi, c’è solo chi ha la sfortuna di vederle scoppiare e prendere il sopravvento e chi invece le avrà sempre latenti!
    Buone vacanze e divertiti sempre a testa alta, un abbraccio!🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Silvia!
      E’ esattamente questo il punto. Le cellule tumorali e molte malattie gravi sono latenti in tutti, ecco perché credo che non si debba avere pudore nel parlarne e nel mostrare (senza eccessi, chiaro) malattie e conseguenze. Cicatrici del corpo, cicatrici dell’anima e in Italia parliamo di parrucche e fiocchetti dai colori tenui quando altri sono più espliciti. Mi riferisco a statunitensi, brasiliani, spagnoli, francesi e così via. La nostra è e resta una cultura provinciale e bigotta e ho temuto, con la mia bella cicatrice, turbare gli animi. Assurdo!
      Domani partirò; torno alle mie isole e al mio mare ma non sparirò dal web😉
      Un grandissimo abbraccio a te, Silvia, e tanto tanto kiss❤

      1. Silvia scrive:

        🙂

  6. Moralia in lob scrive:

    Bel post Nin. Le immagini però sono un pò forti.
    Ciao

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao stella.
      Lo so che le immagini sono forti. Ho anticipato nella premessa che avrebbero potuto turbare. Del resto l’argomento non è dei più gentili.
      Sono cicatrici di tutti noi e purtroppo nessuno è esente. Ho tralasciato le immagini sul serio più forti per non turbare troppo ma il cancro colpisce tutti. Uomini, donne, ragazzini, ragazzine, bambini. Non è con immagini gentili che si può aiutare a comprendere quanto sia importante non solo considerare i malati come persone che vivono qualcosa che può capitare a tutti ma anche che la prevenzione è importante e che aiutare la ricerca scientifica lo è altrettanto.
      Le mie cicatrici, quelle fisiche e quelle dell’animo, sono anche tue e viceversa. Fino a un anno fa non immaginavo cosa significassero le parole cancro e osteoporosi, passavo con indifferenza l’argomento, le malattie colpivano gli altri; fino a un giorno fa temevo di turbare con la mia ferita nonostante possa ritenermi non solo fortunata ma anche esteticamente aggraziata, se non sono io a dire che sono oncologica non se ne accorge nessuno.
      Mi fa piacere che tu abbia sollevato una comprensibile e lecita piccola “critica”.
      Un grande abbraccio a te😉 Kiss

  7. Moralia in lob scrive:

    La mia critica parte dal fatto che la vera sfida di questa malattia è riuscire a non staccarsi dalla normalità. La mia nipotina ha il cancro del sangue è la vera difficoltà dei suoi genitori e di noi tutti è quella di dargli un’infanzia il più possibile “normale”. Per questo ritengo efficace « La tua cicatrice appartiene a tutti noi. Non è tua. ». Mentre le immagini tracciano un solco. Su questioni del genere credo di più alla forza delle storie.

    Se ti va http://moraliainlob.wordpress.com/2014/02/25/sul-destino/

    1. Moralia in lob scrive:

      Mi sono accorto che mi avevi già dato il like e commentato😉

      1. ninjalaspia scrive:

        😉 ma è bello argomentare sempre e comunque e con te c’è intelligenza

    2. ninjalaspia scrive:

      Il tuo post non solo è toccante ma esprime molte verità su un argomento assai complesso e che sembra non esaurirsi mai.
      Lo commentai e ribadisco ciò che scrissi (non ci hai più detto come va).
      Credo che qualunque mezzo valga per suscitare le sensibilità; quindi che si tratti di un testo, di una immagine, di un suono, per me l’importante è riuscire a fare qualcosa contro l’indifferenza o l’ignoranza o la semplice superficialità.
      Ciò non per me, io conosco il tema e ho preso già alcune decisioni, mi preoccupo per gli altri perché reputo che con una maggiore consapevolezza si può sul serio fare la differenza sia per noi stessi sia per la ricerca quindi per i nostri figli.

      Per spiegarti perché reputo le immagini corrette, nel loro esser indubbiamente forti, ti racconto cosa mi sta capitando: al bell’aspetto del nuovo seno che da una prima ora è una solida e sensuale terza, mi sento dire da persone che conoscono la mia vicenda e che mi han vista soffrire che mi invidiano. Sono donne adulte, con figli, e uomini adulti, con figli. Persone che si suppone abbiano esperienza di vita. Mi dicono che mi invidiano per l’estetica guadagnata e quando ricordo loro che a monte c’è un’amputazione, che non ho più la sensibilità non solo sul tronco ma anche sul braccio e su parte della schiena, che ciò che vedono è fittizio e non voluto mi dicono che sono fortunata.
      Fortunata, pensa.

      Credo che dovremmo smettere di usare immagini di fiocchetti rosa o verdi o blu o marroni o rossi per parlare del senso della vita. Se poi mi propongono di partecipare a una maratona di cancherati con slogan “corri che ti passa” per la ricerca di fondi, io corro ma non mi passa perché la vita di tua nipote vale il solco dell’immagine della sua malattia e delle terapie a volte più lesive della stessa malattia.

      Accettiamo di vedere bambini neri con lo stomaco gonfio dalla denutrizione e non un corpo violato dal bisturi salvifico.
      Dimmi tu, amico mio, verso quale orizzonte andare perché io non lo so.

  8. Porta com fierezza la tua cicatrice, Ninja. Sarà chiaro anche per chi non ti conosce quanta forza hai e per alcuni sarà stimolo per combattere e non mollare. Ti abbraccio! Buone vacanze!

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Gnappetta!
      Ti abbraccio forte forte e senza dubbio di fierezza ne ho, un cicatrice come ruga di vita vissuta.
      Tanto kiss, amica mia e buone vacanze anche a te😉 Torno presto on line❤

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