di cani, musica, risvegli e di un’ostrica con le braccia

Prendo nuovamente spunto da uno stuzzicante “invito” dell’incontenibile amica di matita Deborah Donato e, visto che sono in vena di injocazzimenti, scriverò di un risveglio, di un cane, di una sveglia amante del jazz e di un’ostrica con le braccia.

Invito all’ascolto della sveglia di Nin per iniziare la lettura

La sveglia di Nin “Yellow Dog Blues”

(durata 4 minuti e una manciata di secondi con un Louis Armstrong più classico che mai)

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Il corpo dimenticato e una gamba a penzoloni fuori dal letto, mollemente reduce nel reclamare la fittizia frescura.

Un’altra notte abbreviata dall’insonnia. Si ritrovava ancora una volta con quella assai poco virile mascherina fucsia, allegra in piume e sbarlüsc, a coprirgli gli occhi per non esser più svegliato dal lucore del giorno appena fatto.

Simpatica quella mascherina, peccato che lo facesse sudare oltremodo. Svegliandolo.

L’aveva regalata a Francesca per i lunghi viaggi in aereo e, prendendola in giro, l’aveva sfidata a usarla in pubblico. Trecento sguardi attoniti non avrebbero intimidito Francesca, ne era convinto, ma non avevano più organizzato alcuna attraversata in aereo. Francesca, la sua adorabile, stravagante e imprevedibile moglie.

Intuiva che era oramai quasi l’ora di alzarsi ma se ne dimenticò subito. Si abbandonò in convinzioni di marine e marinaresche fantasie persuaso di esser al mare.

Ed ecco il ritornello di “Yellow Dog Blues”, quattro minuti e una manciata di secondi per rientrare nel suo corpo. Però che belli gli anni ’20, ci si vede a vivere là; e che musica!

Stese le braccia sopra la testa per il rituale stiracchiamento mattutino con la convinzione di girarsi subito ad abbracciare Francesca. Ne sentiva il respiro e il calore.

Un dolore sordo e cupo alle mani. Il muro dietro al letto, di cui si era scordato, si ergeva immobile come inesorabile barriera a qualunque proposito, anche all’istintivo stiracchiamento. Dolore sordo alle unghie e ai polpastrelli ma fa niente.

Con la mascherina ancora calzata sugli occhi, decise di sfruttare al meglio i quattro minuti e poco più della musichetta della sveglia e abbracciare quel corpo così minuto e tondo sdraiato accanto a lui. Pregustava la dolce stretta e il risveglio di sua moglie che, con un’intelligente battuta, lo avrebbe fatto ridere dandogli il buon giorno.

Pelo. Un corpo morbido, sì, ma peloso e bollente.

Non era sua moglie.

caneletto

Berry. Era Berry, il cane di Francesca.

Eh sì, perché non era mai stato il suo cane, Berry; era suo all’anagrafe perché quella palla di ispido pelo maculato l’aveva voluta lui circa due anni prima. Un regalo per se stesso mascherato da dono per sua moglie.

Sarebbe dovuto essere il suo compagno in marinaresche avventure, gite in barca, salvataggi di naufraghi e in nottate a pescare sul peschereccio per turisti di Beppe. Sarebbero dovuti essere i due maschiacci di famiglia, ecco cosa sarebbero dovuti essere, complici in improvvise fughe dalla città.

Berry, un Landseer più simile a una montagna di 98 chili di irriconoscenza che a un fedele e mansueto compagno. Amava solo ed esclusivamente Francesca, ne era tanto geloso da non lasciarla mai. Nemmeno a letto.

Eppure era sempre lui a portarlo fuori, a preoccuparsi per la sua salute, a preparargli quelle puzzolenti sbobbe di carne e riso. Nulla, Berry amava solo Francesca.

Ancora con la mascherina calzata sugli occhi cercò di sovrastare quella massa di peli per raggiungere sua moglie. In fondo, quei quattro minuti e una manciata di secondi erano solo per loro.

Berry.

Berry era bravo solo nel prendere i pescetti nel bagnasciuga delle spiagge, veri trofei per Francesca, a mangiar stelle marine e a scrostar patelle dagli scogli con i denti anteriori. Un mostro, Berry. Sua moglie rideva con amore a ciascuna iniziativa del peloso e il cane ne sentiva l’approvazione. Amandola incondizionatamente a sua volta.

Inutile, aveva troppo caldo per scavalcare il corpo di Berry. Desistette. Si levò la mascherina, i quattro minuti si erano oramai ridotti alla manciata di secondi in più.

Perfino il brano della sveglia, quell’allegro “Yellow Dog Blues” era stato scelto per Berry. Sembrava fosse l’unico ritmo a non suscitare convulsi e ritmati movimenti di coda e zampe.

Un mostro, Berry, amate del jazz. Un cane-jazz che amava scrostare patelle dagli scogli e impuzzare la macchina di cadaveri informi di pescetti-trofeo per Francesca.

Tornò in sé, si rese conto che era un martedì di giugno e che sarebbe dovuto andare in ufficio. Anzi, si disse che doveva portare fuori il cane. Il primo vero, consapevole pensiero della giornata.

« Mmmmmh, bgnmgiorno… stasera ostriche, amore? » sbonffocchiò dolcemente Francesca.

« Solo se hanno le braccia; si mormora che ce ne siano da qualche parte » disse lui sorridendo e scese dal letto.

Landseer4
io e lui
clicca l’immagine per saperne di più di questa razza
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20 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Mamma mia, davvero un orso 🙂
    Buona giornata Ninja 🙂

    1. ninjalaspia ha detto:

      Sì!
      In effetti parliamo di 100 chili di bestia mansueta e bonacciona, in realtà ottimi per il salvataggio in acqua.
      Immaginarselo nel letto al risveglio dopo una bollente notte estiva è di per sé un risveglio inquietante 😉
      Buona giornata, Silvia. Tanto kiss

  2. deborahdonato ha detto:

    Paolo Conte dice “le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”. Ma i cani odiavano il jazz?

    1. ninjalaspia ha detto:

      Per un uomo siamo capaci di negare perfino le propensioni migliori come quella di amare il jazz.
      Ma io no e i miei cani nemmeno, tutti a scodinzolare allegramente 😉

      Grande Conte ed ecco “Sotto le stelle del jazz”

  3. deborahdonato ha detto:

    L’ha ribloggato su orlando furiosoe ha commentato:
    Partecipa al nostro gioco sul risveglio la cara ninja. NIente scarafaggi, a differenza del caro Franz, ma un cagnolone decisamente più bello….

  4. arielisolabella ha detto:

    Per questo ho vietato alla mia
    Iu’ di dormire con meeee! E pesa decisamente meno 🙂

    1. ninjalaspia ha detto:

      hey! Finalmente ti vedo! 🙂

      In sti giorni ti ho pensata moltissimo, volevo scriverti ma non ho la tua email. Come stai? Mi racconti di te?

      1. arielisolabella ha detto:

        Dai tutto bene rintanata con figlia e cane per combattere il caldo ….oggi chiamo il chirurgo…sono giorni che rimando 🙂

        1. ninjalaspia ha detto:

          Rintanata anche io con cane sfiancato e pc bollente…

          Se ti va, e ti andasse prossimamente, fammi sapere di te: ninjalaspia@gmail.com
          Tanto kiss 😉

  5. Topper ha detto:

    Ma quello non è un cane! Quanto deve essere bello però!

    1. ninjalaspia ha detto:

      Ma ti immagini rotolarcisi sopra in un freddo inverno?
      Un bestione pacioso tanto da non poter che suscitare un amore incondizionato 😉
      Al di là di tutto è un’ottima razza per il salvataggio in mare, sul serio

      1. Topper ha detto:

        Mi immagino più quando viene a salutarmi e mi atterra con una zampata…

        1. ninjalaspia ha detto:

          😀 😀 Ho sempre avuto cani grossi, molossoidi, ed è raro che ti atterrino con una zampata. Sono talmente paciosi che si fanno atterrare solo prendendoli per i labbroni del muso. Pesano troppo e sono troppo pigri per fare alcunché a meno che non si tratti di neve o acqua fresca 😉

          1. Topper ha detto:

            Beh, se si alza e ti poggia una zampa sul petto, dici che non ti fa cadere? Io ho qualche dubbio, anche perché mi è già successo! Ma era un’altra razza.

            1. ninjalaspia ha detto:

              Oddio, minuta come sono mi basterebbe un cocker per atterrarmi e sta razza del racconto non la conosco solo dai libri per cinofili.
              Devo dire che i rotolamenti migliori li ho fatti in una piscina con un alano arlecchino di un mio amico, una femmina che al bar si sedeva sulla sedia e stava a guardare i nostri cocktail mega aperitivi appoggiati sul tavolo con sguardo meditabondo.
              E di che razza era il cane che ti ha atterrato?

              1. Topper ha detto:

                Oddio, non ricordo come si chiama la razza. E’ quella dei cani nerissimi, con il muso e le zampe color miele, a pelo corto, tipo rottweiler obeso e buono…

                1. ninjalaspia ha detto:

                  …ci ho pensato, Topper. A lungo.
                  Ho preso un aperitivo con amici, sono uscita a cena, ho fatto quattro chiacchiere dopocena quindi fuori per il giro con il cane e nulla! Un chiodo fisso.
                  Ma a quale razza si sta riferendo Topper? Ho chiesto qua e là con fare disinvolto ma nessuno ha saputo rispondere ed eccomi qui, un poco avvilita e vittima del caldo torrido, a pormi ancora la fatidica domanda…
                  😉 😀

                  1. Topper ha detto:

                    Non so. Forse era un incrocio. Immagina comunque un grosso Rottweiler bonaccione…

  6. aboer65 ha detto:

    Bel racconto Ninja-Francesca, e bellissimo Berry!

    1. ninjalaspia ha detto:

      Ma buon giorno e grazie!
      Ottimo risveglio 😉

      Su Francesca ebbene sì, hai còlto nel segno! Sarebbe dovuto essere il mio nome. Ciascuno si rispecchia in un particolare insieme di lettere e chissà come mai Francesca è il mazzetto in cui mi vedo io e chi poco mi conosce. Il bello è che rispondo quando mi si chiama così.
      Per il racconto in effetti è un guazzabuglio di ricordi diversi e di epoche differenti che ho raggruppato sulla tastiera. Berry si chiamava Gilda ed era un Cane Corso di 40 kg, le stelle marine le mangia la mia attuale Beba, una meticcia con sproporzionate orecchie a punta che adora anche le patelle 😉

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