un piccolo bicchiere di porto

Aria pregna di odori fra cui il sentore del fumo di sigaretta, così persistente, grigiastro e quell’atmosfera densa del brusio di tante voci concentrate sull’intendersi in un gioco perverso a sovrastare altre voci.

Fra queste, le brevi parole dei camerieri che, con passo frettoloso, si accingevano a trasferire piatti e bicchieri in colorati vassoi rotondi e dal bordo alto su cui campeggiava la scritta “Peroni”. Grandi vassoi in tolla a svettare sopra le teste della piccola ressa qui indaffarata a divertirsi, lì in attesa e laggiù a far la coda alla cassa.

Le note, dapprima in una scia confusa, vago sottofondo, poi sempre più familiari nel loro allegro ripetersi, sembravano ritmare un tempo tutto particolare, un battito vitale che conduceva al cuore stesso del locale.

L’improvviso alzarsi del tono della musica e il repentino scroscio degli applausi in segno di coinvolgimento di tutti i cuori lì riuniti, furono i segnali a indicare il momento del passaggio da un brano all’altro. Gli acuti dei fischi degli entusiasti e le urla degli appassionati, lanciate con imbuto di dita ai lati della bocca, confermarono che avremmo avuto qualche attimo per accomodarci al nostro tavolo.

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Fummo quindi accompagnati al centro della sala un poco umida di respiri, sigarette, sorrisi, bicchieri, di tavolini rotondi e di sedie spoglie. Una sala spartana piena di teste chinate le une verso le altre a parlare fitto fitto attorno ai bicchieri di vino e alle bruschette.

Sedici anni, l’inconsapevole bellezza dell’asino e una timidezza che mi permetteva il privilegio di confondermi con le pareti. È che in quella sala le pareti erano lontane e non potevo rimescolarmi in loro ma solo sperare nell’alleanza della sedia.

E il basso cominciò nuovamente a far battere il cuore a ritmo nero.

«Un piccolo bicchiere di porto per la signorina.» disse mio padre al cameriere e, serissimo, aggiunse «Puoi solo assaggiarlo, bagnare le labbra ma non berlo. Sei grande ma non ancora tanto grande, Nin.»

Era la mia prima uscita notturna come facevano gli adulti. Ero ad ascoltare il jazz dal vivo.

Un sabato sera qualunque di un inverno umido della Milano che iniziava ad esser quella “da bere”. Un sabato sera di debutto in società al Capolinea. Proprio là, dove girava il tram.

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Chet Baker incise “At Capolinea” appunto al Capolinea Jazz Club; ecco poco meno di dodici minuti di vera classe:

Chat Baker – At Capolinea – Estate

 http://www.youtube.com/watch?v=XQD1wJtkkU8


Qualche curiosità su uno dei templi del jazz italiano:

Capolinea Jazz Club (wikipedia)

Un filmato curioso e un po’ ingenuo dedicato al Capolinea in versione estiva; durata: poco più di quattro minuti

10 Comments Add yours

  1. mo1503 scrive:

    Tuo padre è un grande,sei grande ma non ancora tanto grande,ne farò tesoro per le uscite futura con mia figlia

    1. ninjalaspia scrive:

      😀😀
      Mi fa piacere esser riuscita a suggerire un debutto per tua figlia diverso dai soliti balli. Senza dubbio devono esserci anche quelli ma credo che per lei sarà indelebile il ricordo di un’esperienza in esclusiva e tanto inusuale.
      Mio padre è un grande ed io, purtroppo, ora sono grande😉

      1. mo1503 scrive:

        Grande,per cosa?sono dell’idea che l’età è solo una questione anagrafica,sul vostro blog ho incontrato giovani con un esperienza da far invidia a un ottantenne e “grandi” con i sogni di un bambino.

        1. ninjalaspia scrive:

          condivido! assolutamente condivido !😉
          buona giornata😀

  2. vagoneidiota scrive:

    Leggere questo passo mi ha emozionato come fossi in quel locale.
    L’odore umido nell’aria. Fumo attaccato alle pareti e quelle voci, che hai visto, allora con tuo padre, chinarsi, l’una contro l’altra sopra i bicchieri di vino.
    Ma è quel basso che mi ha colpito. L’entrata dello strumento che bersaglia ed investe le pance della gente tanto è profondo, tanto a volte è gonfio. Sordo.
    Ti ho letta con malinconia. Con tristezza. Con gioia.
    Ed alle righe ho aggiunto un brano capace di spingermi un po’ più lontano.
    Vorrei regalarlo a te questa sera.
    My funny valentine nella versione di big muff.
    Il basso incalzante. Il piano discreto. Un groove senza alcuna terra. La voce che sale.
    Ovunque.
    Notte ninja.
    My funny valentine – big muff

    1. ninjalaspia scrive:

      Buon giorno!😀
      Grazie e grazie e grazie per le parole soprattutto per la dedica. “My Funny Valentine” è fra i brani che preferisco fin da ragazzina e la versione di Big Muff non la conoscevo. Bella, hai ragione, un groove senza alcuna terra.
      Per ora buona giornata a te e un grande abbraccio😉

  3. elinepal scrive:

    Bei ricordi. Grande il tuo papà

    1. ninjalaspia scrive:

      Buongiorno! Sì, una persona molto particolare. Indubbiamente.😀

  4. milanoartexpo scrive:

    Beddu. Beddissimo. “una timidezza che mi permetteva il privilegio di confondermi con le pareti”, poi, per dire, è super.Gran scrivere. Bel leggere. Venire voglia di amicizia con te. Notte.

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