compagna solitudine

Ringrazio Max per la riflessione di oggi.

http://ilricordoperduto.wordpress.com/2014/03/20/non-se-ne-accorge-nessuno-della-tua-solitudine/

Il suo post “Non se ne accorge nessuno della tua solitudine” mi ha turbata; il brano citato ha scosso le mie vene pur non avendo letto il romanzo.

(il brano è riportato in calce al post)


 

In queste ore una riflessione continua a riproporsi in un solitario dialogo con me stessa. Non smetto di divagare sulla solitudine.

Sto riflettendo sulla cara, fedele compagna che sembra quasi presupposto imprescindibile del mio percorso.

La immagino come un mitilo accozzato alla mia anima, sempre presente, e non so decidermi se amarla o provarne fastidio.

Gli anglosassoni hanno due termini per definire la solitudine, uno che si riferisce al piacere che si prova nell’isolarsi (solitude) e l’altro che fa riferimento alla sensazione negativa di esclusione (loneliness).

Introduco un terzo significato a indicare una condizione in cui ci si ritrova spettatori attoniti: la solitudine fortuita. Essere, per esempio, figli unici di figli unici; che dire di più. I rari parenti sono lontani, soprattutto nel tempo che ha comunque portato via le persone più importanti. Formare un nido e non riuscire ad aver la lungimiranza di curarlo o la consapevolezza che il suo valore sarà, in un futuro, molto più profondo di quanto s’immagini. Rimandare scelte importanti perché si vive nell’illusoria idea che il Tempo scorra lentamente.
Ecco la solitudine né scelta né provocata ma creatasi per circostanza, ecco la terza accezione del termine.

Da qualche anno mi reputo una solitaria socievole e la solitudine la vivo nei modi più contraddittori.

La amo perché è compagna intima con cui posso esprimere e far crescere la mia anima, mi permette di esser padrona del mio tempo, e la temo perché è limite che blocca l’anima con catene di fantasmi. In questi mesi difficili mi sto rendendo conto di quanto la solitudine sia in qualche modo complice dell’Alieno. Nelle malattie ci sono differenti solitudini e, tutte insieme, formano gli anelli di una catena che ti trattiene sul fondo con la sensazione di esser sbattuta fuori dalla vita, esclusa. Nessuno riesce a sentire il fragore della battaglia fra te e le molteplici solitudini della malattia.

Di qualunque solitudine si tratti, in essa c’è comunque molta ricchezza e la strada verso una pacata consapevolezza è sicuramente più diretta.

Il brano pubblicato da Max mi ha turbata perché mi identifico in ogni sillaba e soprattutto perché è una descrizione puntuale della solitudine nel senso di “esclusione dalla vita”. Ho sentito i brividi leggendo quelle righe rivelatrici.

Scrivendo queste righe, invece, ho comunque recuperato e goduto della compagna solitudine, quella che dà humus alla mia anima. Anche di questo ringrazio Max.

_____________________

Non hai nemmeno più l’età per romperti il cuore in così tanti pezzi, perché sei diventata più fragile, mentre correvi di qua e di là a caccia d’amore.
Sei diventata più fragile e nemmeno te ne sei accorta. Così fragile da pensare che è meglio una vita così, grigia e triste e con la luce accesa la sera, quando rientri a casa, piuttosto che il solito volo in mezzo alle emozioni che ti lascia stremata e bisognosa di cure, senza nessuno che te le dia, le cure di cui hai bisogno.
Con tutti che ne approfittano perché di solito ti presenti come una che sa cavarsela da sé; e nessuno che si accorge che anche basta, non hai più voglia di cavartela da te.
La solitudine sono i mille compromessi a cui cedi tra te e te quando giustifichi le mancanze altrui, e ti trovi a battere i piedi come una bambina perché vuoi amore, cazzo, amore e attenzioni e nessuno che capisca quanto, porca puttana quanto, e già mentre fai capricci ti sgridi per niente bonariamente in nome della donna che vuoi essere e non sei.
La solitudine è non esistere, come oggi, e sapere con certezza che non se ne accorge nessuno.
 
Paolo Giordano da “La solitudine dei numeri primi” – Mondadori ed.

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4 Comments Add yours

  1. max scrive:

    Thomas Mann diceva che la solitudine fa maturare l’originalità, la bellezza strana e inquietante, la poesia; ma anche il suo contrario. Prendine la prima parte e usala per rompere le catene… c’è tempo per farsi buttare fuori.🙂

    1. ninjalaspia scrive:

      Hey, Max. Grazie!
      Non conoscevo questa massima e la trovo stupenda, vera e, soprattutto, data al momento giusto.
      Le malattie croniche come il cancro recano in sé catene che ti bloccano e sensazioni di esclusione e di ulteriore solitudine.
      La vera difficoltà è nel non soccombere a queste; difficile ma si può fare anche grazie alla presenza di amici e di sensibilità particolari.
      Grazie ancora, quindi, sei un amico.
      Abbraccione e kiss😉

  2. Fabio scrive:

    “O beata solitudo, o sola beatitudo”. Questa frase è all’ingresso dei Francescani sull’ Isola di San Francesco del Deserto a Venezia.
    Io, lontanissimo da questa realizzazione mistica, mi ricordo di tanti anni fa quando chilometri e mare bastavano per guarire da ogni sofferenza.
    Ora tutto o è cambiato o sta cambiando; la sensazione è che se non mi adeguo, se non faccio qualche cosa, rischio di buttarmi fuori dal “giro” della vita da solo. E’ un rischio reale.
    Allora, tra un pensiero e l’altro, mi ritrovo a riascoltare questa canzoncina di un secolo fa, anche questo aiuta.

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Fabio, mio amico insostituibile!🙂
      Innanzi tutto grazie per la canzone e la riflessione.

      Credo che ci siano periodi, nel corso del percorso chiamato Vita, in cui la solitudine abbia senso e debba esserci. Credo coincida anche con il cambiamento; è quindi sinonimo di presenza in movimento. E’ come un arresto temporaneo che prelude a un rifiorire.
      Meno male, Fabio, che siamo persone in movimento, che abbiamo un’anima che non si arresta e che ci isoliamo in quella che forse, più che solitudine si può chiamare riflessione. In realtà ci adeguiamo a tutto, anche alle situazioni più pesanti. E’ che a volte dobbiamo solo fermarci in solitudine per riflettere. Quindi ripartire.
      Mi è di grande onore condividere questa riflessione con te.😉

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