fatalista

Ora posso sul serio dire che il mio motto è una frase del rapper Lil Wayne:

Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena.

Oggi più che mai me ne rendo conto.

Ieri sera visita dall’ossologo, cioè il medico delle ossa o ortopedico, per decidere la terapia contro l’osteoporosi che mi ha ridotto la spina dorsale come quella di un 80enne. A tradimento e silentemente, anche questa patologia.

E ora devo vomitare un concetto.

Senza conoscermi, senza sapere che vita ho avuto, mi ha detto che per la mia giovane età è meglio non affrontare alcuna terapia poichè le conseguenze potrebbero inguaiarmi nei prossimi decenni.

Deve esser fatalista, Signora. Lei in realtà è sana come un pesce. Deve accettare che è meglio non intervenire e assistere al degrado delle ossa. Interverremo fra una decina di anni.

Fatalista, dice, ma che ne sa di fatalismo! Gli ho risposto che c’è poco da esser fatalisti perché quando ti danno Lo Schiaffo e ti dicono che hai moltissime probabilità che si ripresenti il cancro nei prossimi anni, il tuo concetto di fatalismo cambia. Dove posso intervenire, intervengo. Dottore. Per lei un anno è nulla, per me è una vita.

Fatalismo! Parla di fatalismo a una persona che ha trascorso buona parte della vita a rincorrere le onde, le profondità del mare, l’Oceano, le montagne, i vulcani, i fiumi in piena.

Parla di fatalismo a una persona che ha vissuto lontano dalle accomodanti comodità della città per svegliarsi tutte le mattine con la leggerezza dell’altezza del cielo e la profondità del mare; impegnandosi costantemente e con estrema energia per non perdere l’orizzonte e vivere coerentemente con i propri limiti.

Parla di fatalismo a chi ha sempre accettato il rischio del vivere sulla e sotto la pelle, per assaporare Natura, Persone e Vita.

Parla di fatalismo a chi ha sempre considerato il rischio come l’equa moneta per esserci qui e ora, per vivere ciò che Madre Natura regala senza pudori.

Ma vaglielo a spiegare. E vagli a spiegare che il tuo intimo dialogo con la Vita ha già superato e risolto il fatto che non potrai mai più cavalcare alcuna onda. Al massimo, quando lo farò, perché lo farò, ne gusterò il senso pieno.

Ho un’amica che comprende il mio concetto di fatalismo. Patrizia; grande sportiva, grande viaggiatrice, splendida saggia. Poco tempo fa mi ha detto di non parlare di questo lato del mio vivere perché raro è colui che può cogliere il senso, per un’anima assetata, di venire a patti con i limiti che le malattie e il Tempo impongono. E di questo non discuto.

Ma di fatalismo sì. Fatalismo per me significa esporsi con ratio ai rischi perché reputi che ne valga la pena. Di fatalismo, al massimo, posso riderne quando ti cade un vaso in testa mentre vai in pausa caffè al bar.

_____________________

Note: ho già fissato ben due appuntamenti con altrettanti due specialisti; uno di questi è un’amico d’infanzia, per fortuna!

Dedico alle anime irrequiete come me il senso di alcuni luoghi e di certi uomini.

Ciò per cui vale la pena.

http://www.youtube.com/watch?v=dtVQJCq2cCM

e per comprendere di che si tratta:

http://www.youtube.com/watch?v=I5g6I-FOguQ

4 Comments Add yours

  1. cordialdo scrive:

    Poichè vivi a Milano, credo che il luogo di eccellenza dove trovare risposte ADEGUATE ai tuoi problemi possa essere Il centro Ospedaliero “Gaetano Pini con sede in P:zza Cardinal Ferraris – centralino 02-58396-
    Conosco personalmente questo centro ortopedico perchè ha curato mia figlia da bambina-ragazzina che aveva una brutta scoliosi a S derivante dal fatto che era molto esile e molto alta. Per un certo numero di anni, ero insieme a lei a Milano, da Novara dove abitavo, tutti i mesi per i controlli da parte del medico curante che era il dott. Paolo Viganò, allora un giovane molto in gamba, una persona gentile ed umana con il quale, alla fine della cura (mia figlia ha recuperato al 100% l’assetto corretto) eravamo diventati buoni amici.
    Personalmente, se ne avessi bisogno, andrei al Pini e chiederei del dott. Viganò che sicuramente avrà fatto carriera e non so se sia ancora in quel centro ospedaliero.
    Almeno una visita, al tuo posto, me la farei fare per sentire un po’ anche un’altra “campana”.
    Scusa se mi sono intropesso ma credo che, soprattutto in campo medico-ospedaliero, le informazioni di cui siamo in possesso bisognerebbe sempre socializzarle.
    Stento a credere che un bravo ortopedico possa rimandare di dieci anni il trattamento senza intervenire su un caso come da te descritto e che potrebbe essere frutto dell’uso di altri farmaci come, ad esempio, il cortisone.

    Ciao e buona seratal Osv.

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie Osv!
      Lo specialista da cui sono andata è il responsabile del Centro Osteoporosi del Gaetano Pini. Nulla da dire sulla sua competenza, tutto da dire sul fatto che mi si parli di fatalità. Le cure contro l’osteoporosi portano a tali conseguenze che in previsione di una aspettativa di vita di 10 anni possono essere accettate, in una maggiore no. Ecco il punto.
      Ho fissato un appuntamento con un “ossologo” specializzato in osteoporosi del San Raffaele e poi andrò dal mio amico chirurgo.
      Sei un angelo, grazie per la segnalazione, la tengo assolutamente presente per un ulteriore consulto. Quattro meglio di tre.

      La mia fatica è tutta nel decidere da che parte buttarmi del burrone. Le statistiche, quindi, mi aiutano.

      Ti abbraccio forte e dai un bacio per me alla tua bimba oramai donna
      Kiss😉

      1. cordialdo scrive:

        La mia bimba, carissima amica mia, ha 46 anni, è sposata ed abita a Torino.
        Le darò il tuo bacio, non mi dimenticherò!
        Ciao, un abbraccio per te e, se riesci a rintracciarlo parla con Viganò. Può darsi che si ricordi di me, anche se sono passati tanti anni, se gli dirai che venivo a Milano da Novara ogni mese per i controlli. Ciao.

        1. ninjalaspia scrive:

          Ti farò sapere senza dubbio.
          Grazie ancora per la preziosa dritta.
          Noi giovani signore siamo sempre bimbe agli occhi dei papà…si sa!
          Un abbraccio🙂

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