ed è primavera, almeno a Milano

Oggi è il primo giorno di primavera. In anticipo rispetto al calendario canonico.

Oggi si festeggia El tredesìn de Marz.

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Ed ecco la mia Milano, quella che amo e che pochi conoscono.

I meneghini che la domenica mattina si trovano a discutere di politica in Galleria e urlano insulti tanto fantasiosi quanto irripetibili a chi non la pensa come loro o che prendono di mira il giornalista di turno del “Corriere della Sera” che si sta dirigendo in redazione.

I milanesi di nuova generazione, quelli appena trasferitisi, che in Piazza Mercanti giocano all’eco e ridono come bambini con sguardo luminoso e un poco imbarazzato. Nessuno ha detto loro che si trovano nel vero cuore della città e che non è il Duomo, come il mondo crede.

Gli scaligeri poveri che fanno la coda per ore nel portico laterale della Scala per salire in piccionaia pagando 10 euro; gli scaligeri con le scarpe comode e l’abito della domenica vecchio di anni per esser eleganti e pratici al contempo, per stare in piedi lassù a guardare da lontano l’opera di cui conoscono ogni frase, l’opera che può durare quattro ore e i piedi, si sa, possono far male.

Gli artigiani e i rutamatt che han bottega nelle curt, nei cortili; luoghi e persone che scopri per caso e che ti narrano in dialetto la storiella di quartiere mentre proseguono a laurà; ma quanto gli fa piacere che tu stia lì con loro perché a fà e desfà l’è tütt un laurà!

La scighera o nèbia a farti sentire sospesa nel palpabile grigio che attutisce anche i passi e fa crescere nel petto il timore di sbagliare la via per la scuola.

La Milano dei ricordi di quando ero bimba e, trascinata dalla mano di mia madre, attraversavamo la Piazza immerse nel bianco delle trincee alte due metri; trincee di sola fiocca, di neve, e io che spingevo la testa indietro a guardare le guglie perché non c’era altro da vedere; la Milano dei fiori e dello zucchero filato di una domenica di primavera nel Parco di Porta Venezia dove c’è il Planetario che ti fa sognare.

La Milano dell’anima, quella delle persone che l’ha resa tale; quella della solidarietà, della storia e delle leggende celtiche e pre-romane e quella delle grandi battaglie del popolo. Le tantissime battaglie che han lasciato tangibili segni, a saper guardare. La Milano che reca, scagliata nel cielo, la lettura dei micidiali bombardamenti dell’Ultima Grande Guerra. Le tante battaglie che ancora si leggono per le strade e che viviamo nelle tensioni quotidiane.

Poesia che nonostante tutto ancora c’è. Le vecchie fabbriche, i vecchi bar, le chiuse, i negozi, i vicoli, i cortili centenari, le rotaie dimenticate e i percorsi dei lunghi navigli che ancora scorrono celati, all’occhio inesperto, dall’asfalto solo un po’ troppo a “schiena d’asino”.

La prossima domenica, nell’ultimo dei rioni della città più cosmopolita d’Italia, le strade si riempiranno di fiori, dolci, variopinte bancarelle a festeggiare El tredesìn de Marz.

Colori ovunque e gente a passeggio. I milanesi di tutte le età si perderanno fra petali, giochi, laboratori e profumi.

Porta Romana come un piccolo paese che festeggia la primavera e chi-se-ne-importa se le lingue sono tante, quelle nuove e quelle di sempre fra cui il soave milanese.

bici

E quij giornad del tredesin de Marz? Gh’era la fera, longa longhera,
gi fina al dazi, coi banchitt de vioeur, de girani, coi primm roeus, e tra
el guard , l’usm , el tocc , se vegneva via col coeur come on giardin,
pensand al bell faccin de Carolina che sotta al cappellin a la Pamela
e col rosin sul sen la pareva anca lee la primavera.

Emilio De Marchi

cappellin a la Pamela: cappello di paglia a larghe falde con i nastri per annodarlo sotto il mento.

________________

La leggenda:

La leggenda  racconta che Barnaba, arrivato a Milano per diffondere il cristianesimo, accompagnato da  San Paolo il 13 marzo del  52 d. C., si fermò nelle boscaglie al di fuori di porta Orientale. Al suo passaggio la neve si sciolse, e miracolosamente, sbocciarono i primi fiori. Improvvisata  una rudimentale croce di legno e fissatala in una pietra forata di origine celtica, Barnaba cominciò a far proseliti. Barnaba non osava entrare in città per non rendere onore alla statue pagane che troneggiavano agli ingressi. Tempo dopo,  in una bella giornata di quasi primavera, Barnaba con i suoi proseliti e con la croce, decise di fare una processione intorno alle mura. La tradizione dice al che suo passaggio, tutte le statue pagane caddero in pezzi e Barnaba entrò in città, fermandosi a Porta Ticinese per celebrare i primi battesimi.

Partito da Milano, lasciò ai milanesi come pegno di fede, la sua croce di legno, infissa nella pietra rotonda; pietra che ancora oggi si può ammirare,  a metà della navata nella Chiesa di Santa Maria del Paradiso, a porta Vigentina, con le sue tredici scanalature radiali, ad indicare il giorno in cui Barnaba giunse a Milano.

per informazioni sulla festa tutta “paesana”: http://nuke.queideltredesin.it

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18 Comments Add yours

  1. Carlo Galli scrive:

    Che descrizione piacevole☺
    Fa venire voglia di esser li!

    1. ninjalaspia scrive:

      Buon giorno! Grazie.
      …è tutto vero, anche la poesia di questa città. Nessuno lo direbbe.
      Quando verrai, prima o poi vengono tutti, soffermati nei vicoli a naso all’insù e poi guarda giù, scoprirai una dimensione particolare e misteriosa.
      Buona giornata😉

      1. Carlo Galli scrive:

        Non lo ho mai fatto ma provo sicuramente. .. poi ti farò sapere😃

        1. ninjalaspia scrive:

          Assolutamente sì, anzi avvisa prima che ti dò due dritte.😉

  2. cordialdo scrive:

    Stupendo, cara amica, questa tua cronaca della nostalgia della tua citta, della Milano che sa essere bella per chi la guarda con gli occhi di chi nell’animo è rimasta quella bambina che guardava le guglie stando sulle punte per superare con lo sguardo i cumuli di neve.
    Una Milano dai mille avvenimenti storici, dalle mille leggende, dei grandi poeti e scrittori, della mia amata Alda Merini, la signora dei Navigli.
    Conserverò nel mio archivio personale questa tua pagina di serenità!
    Ciao. Osv.

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao Osv!
      Grazie.
      Hai citato la grande Merini e i cantori di questa città tanto fraintesa dai più. Uno sguardo diverso ogni tanto lo merita, la poliedrica Milano.😉

    1. ninjalaspia scrive:

      Grazie! Stupendo sentirsi in un “archivio”. bellissimo ricordo
      ;-D

  3. tramedipensieri scrive:

    Stata a Milano solo di passaggio e sempre di fretta😦 dovrò recuperare mi sa…
    grazie

    buona giornata
    .marta

    1. ninjalaspia scrive:

      Ciao! ben venuta nella “rete” di spie!
      Milano vale la pena di esser visitata e vissuta lentamente, assaporandone tutti i particolari. Soprattutto quelli meno sfacciati.😉

  4. è anche la mia fantastica città! I love Milano!!!
    Magica giornata
    Manu

    1. ninjalaspia scrive:

      😀
      Fantastica, sì. E stamane, bloccata in un ingorgo mentre ero in taxi, ho assistito a una scena meravigliosa di un ragazzotto in furgone che in meneghino insultava i ghisa.
      …ed è primavera!😉

      1. Ora che abito tra Lodi e Piacenza riesco ad apprezzarla ancora di più, quando ogni 15 gg vengo a trovare i miei genitori. Porto spesso le mie bimbe in centro e tra le viuzze affascinanti di questa unica città del nord! E la notte? le poche volte che usciamo a cena faccio fare i km a mio marito per girarla tutta…

        1. ninjalaspia scrive:

          e le domeniche a girare mollemente in bici l’hai mai fatto? Entri ovunque e nessuno ti dice niente, curiosi, chiedi, e vai. Una Milano magica, quella della domenica mattina.
          Mi fa piacere condividiamo la stessa sensibilità per sta città che è maltrattata e soffocata in ingiusti stereotipi.😉

          1. Io sono cresciuta alle porte di Milano, San Donato Milanese, ma ogni sabato e domenica mattina prendevo l’ATM e giravo tutta milano. Oltretutto la domenica pomeriggio con papà andavo allo Stadio quindi riuscivo anche ad apprezzare un’altra Milano, quella calcistica.

            1. ninjalaspia scrive:

              Ammetto, ebbene sì, quella mi manca.
              So che ha una grande poesia, la Milano delle partite. Ho studiato la storia del Milan e dell’Inter a cavallo fra 8 e 900. Bellissima!
              Magari un giorno vado a vedere un derby per scriverne, per intuire la bellezza da cui i più sono ammaliati.

              1. Già San Siro ha un ha un fascino unico !

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