svuotata

Sala d’attesa al secondo piano. È un locale ampio.

Una successione di sedute a colori alterni, alcune bege, alcune bianche, altre grigie. Pavimento in piastrelle bianche come bianche son le pareti e la luce, quella al neon, è come un pallore diffuso.

Libri su scaffali; sono romanzi donati. Riviste tematiche su altri ripiani. Foglie lucide e rigogliose di piante vere. Quadri di arte contemporanea alle pareti; son lì per beneficenza. Qualcuno attraente. Riscaldamento al massimo. Caldo. Ti svesti. Caldo.

Silenzio. Ogni tanto un vago, sommesso brusio.

Siamo una decina. Osservando gli sguardi, individui chi è l’accompagnatore. Oramai riconosci quella nota nelle pupille di chi sta lì ad attendere l’ennesima attesa.

“Signora Locatelli, sala 7” gracchia la parete.

Guardi all’insù, attentamente scruti alla ricerca dell’altoparlante, e vedi una griglia nel muro, probabile sia la bocca dell’asessuata gracchiante. Torni a leggere. La Signora Locatelli e accompagnatore prendono cappotti, maglioni, sciarpe, cappelli, borse, sacchetto di carta con le analisi e si dirigono velocemente verso il corridoio. Spariscono nel silenzio.

Silenzio.

Attendi.

Attendi e leggi. Attendi e osservi. Attendi e rifletti. Attendi e hai caldo. Non puoi più levare nulla. Caldo.

Il ritardo nelle visite è oramai di 45 minuti e nessuno si lamenta. Sarebbe meschino farlo.

Leggi gli articoli tematici, quelli di divulgazione scientifica, quelli che spiegano quante forme di carcinoma esistono, pare siano tante quante le donne al mondo. Tutti diversi e tutte diverse le terapie. Tante esperienze, milioni di mondi. Leggi e ti senti definita prima “affetta da cancro” e poi “sopravvissuta”.

Affetta. Ma io non sono affetta. Non ho un virus. Semmai colpita. Semmai “còlta da”, posso accettare un “sorpresa da”. Affetta non lo merito. È una parola avvilente e non vera.

Sopravvissuta. Altra parolaccia. Non si sopravvive, semmai si prosegue, si supera la fase critica, quella iniziale, quella annunciata nel momento dello Schiaffo e si superano gli effetti collaterali delle terapie.

Non si sopravvive al cancro. Dall’attimo in cui ti dicono che l’hai, diventa parte di te, è il motore di tutto il tuo agire e pensare. Cambia la scala di valori, il rapportarti con il mondo, con gli altri, con l’altro da te, con quelli che non lo conoscono e con quelli che, come te, sanno. Cambia il modo di gustare i cibi, di ascoltare musica, di giocare con gli amici, di fare e parlare d’amore, di leggere il giornale.

Il sopravvissuto si rifà una vita, se fortunato, simile alla precedente; a chi ha il cancro la vita cambia nonostante la casa non sia crollata per la furia della natura o il furore della guerra. Posso ammettere, semmai, che si sopravvive alle terapie, quelle che ti snaturano e ti cambiano il corpo ma nulla tornerà mai come prima.

Mi chiedo come possano essere tanto indelicati gli esperti, medici o non che siano, che scrivono tali articoli. Mi chiedo come … “Signora Nin, sala 2”. Gracchia.

Gli dico subito che ho solo parte dei referti da lui richiesti, che si sono rifiutati di fare la risonanza al seno destro, quello con i piccoli noduli. Irrigidisce la mandibola, abbassa lo sguardo. Scartabella la mia voluminosa cartella clinica, quella in giacenza in ospedale. Gli dico che desidero avere il libero arbitrio sul mio corpo, scegliere liberamente se fare o meno le analisi che lui ha prescritto. Tiene lo sguardo basso. Mi dice che mi richiama in settimana, deve consultarsi con i colleghi che mi stanno seguendo. Gli dico che mi sento abbandonata e presa in giro. Tiene lo sguardo basso. Mi dice che è costernato e che troverà una soluzione. Mi dice che mi richiama in settimana.

Sulla porta gli chiedo se i referti delle analisi che ha appena visto sono buone. Sì, il mio sangue è sano. Dottore, mi dispiace che non l’abbiano messa al corrente, so che è lei che definisce il mio iter. Attendo la sua chiamata.

Esco e mi sento svuotata.

5 Comments Add yours

  1. liù scrive:

    Leggere il tuo post mi ha fatto sentire stupida e piccina !E’ vero che ognuno di noi ha i suoi problemi ma credo che niente possa competere con il maledetto C o l’Alieno come lo chiami tu.
    Ti abbraccio e ti sono vicina♥
    liù

    1. ninjalaspia scrive:

      Il cancro non è un problema.
      E’ la solita italietta superficiale, disorganizzata a fatta di personalismi che ti svuota.

      Grazie per esserci.
      Ti abbraccio.
      Piciùk😉

  2. MoNica scrive:

    Ti mando un abbraccio fortissimo cara amica virtuale.

    1. ninjalaspia scrive:

      Ti mando un mondo di auguri per domani.
      Auguri non virtuali.
      Baciosbaciucchio abbracciotto
      ;-D

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