andrò munita di coltellino svizzero

Stamane ho visto un bellissimo coltellino svizzero nella vetrina di un’armeria. Taaante lame, tanti attrezzini piiiiccoli e utilissimi.

Molti i controsensi:

primo: l’utilità, per chi vive una vita urbana e dannatamente metropolitana, di possedere un attrezzo del genere;

secondo: il valore di mercato cioè come può un oggettino, utile per la spartana vita all’aria aperta, esser venduto a cotanto prezzo e per di più nonostante sia prodotto in catena di montaggio;

terzo: io-me-mi; ho sentito sulla pelle lo sguardo interrogativo di qualche passante che, nel vedermi con il naso schiacciato sulla vetrina di un’armeria si sarà indubbiamente chiesto a cosa stavo meditando alle ore 8 di un lunedì mattina; il controsenso sta tutto in io-me-mi in versione sciura a guardare con sguardo illuminato la vetrina di un’armeria ancora chiusa.

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La verità è che domani avrò la visita di controllo dall’oncologo.

Non sono in ansia. Provo disagio perché andrò con gli esiti degli esami parziali e, soprattutto, senza la Risonanza Magnetica che non è stata eseguita a causa dell’espanso-tetta e nonostante la necessaria prescrizione.

Devo ammettere che sono ore strane, queste della vigilia. Non mi sento angosciata, intimorita, con il cuore sospeso e i tarli del “ora ci risiamo; ecco il verdetto e il patibolo”.

I tarli li lascio sotto le coperte perché in queste ore ho la consapevolezza che l’oncologo mi dirà di proseguire con l’avvelenamento chiamato terapia ormonale che leva qualunque energia, snaturandomi. Del resto, il mestiere dell’oncologo è quello di avvelenatore, concediamo quindi a noi e a lui l’alibi per la totale mancanza di empatia e fantasia. Dubito che mi meraviglierà svalicando i protocolli. Non lo farà.

Sono nervosa. Arrabbiata. Incazzata, dicendolo chiaramente, sia con l’équipe dei medici sia con me stessa.

So che domani dovrò usare tutta l’innata determinazione femminile per riordinare il caos operativo che i medici hanno provocato a riguardo degli esami di controllo. Dovrò, da ammalata, prendere in mano le redini e impiegare le energie che non ho per trovare il capo di tanta confusione. Lo sforzo sarà quello di riportare la situazione a un ordine logico per salvaguardare la mia salute.

L’oncologo è come il professore d’italiano nei licei classici. Decide e definisce il tuo destino.

Non vedo l’ora di esser chiamata alla lavagna e di fare letteralmente la spia.

Già mi vedo, vestita bene e truccata adeguatamente e con le mie belle protesi al posticino giusto, entrare nel suo ufficio, sedermi di fronte al suo capoccione bianco, aprire la borsa e tirar fuori il coltellino svizzero invece delle carte dei referti.

Appena mi dirà “visto che è impreparata, e io sono buono, mi parli dell’argomento che preferisce”, userò l’oggettino rosso Svizzera come esempio tangibile per spiegargli il concetto di sinergia: siner’dʒia/ s. f. dal gr. synergía o synérgeia, der. di synérgō “cooperare” –  azione combinata e contemporanea di più elementi in una stessa attività: lavorare in s.≈ collaborazione, cooperazione.

Non so se del coltellino ne farò un cadeau per l’oncologo. Ne parlerò con i tarli questa notte. Per ora penso che ne farò un attrezzo “sinergico” alla mia scampagnata di domani.

2 Comments Add yours

  1. I constantly spent my half an hour to read this
    webpage’s posts everyday along with a cup of coffee.

    1. ninjalaspia scrive:

      Hi! Thank you. I’ve only one question: do you know italian language? 😉

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