12 febbraio 2014 ore 23:41 e inizio a scrivere.

12 febbraio 2014 ore 23:41 e inizio a scrivere.

Di che non so. Non ho ancora idea.

Un tarlo l’ho, però.

Esattamente 90 giorni fa ho subito un’amputazione.

Silenzio.

Rientro ora da una cena con amici di una vita. Quegli amici che hanno vissuto con me 25 anni di vicende, con cui abbiamo discusso di tante decisioni, con cui ho riso a crepapelle e con cui ho anche litigato, con cui mi sento a casa. Gli stessi amici che hanno visto il mio viso inondarsi di lacrime mute al momento dello Schiaffo. Erano lì, proprio lì, con me. Ricordo il calore della mano di Beatrice sulla mia caviglia mentre il medico parlava di biopsia ed io restavo come sprofondata, inerme, sdraiata sul lettino. L’eco di un’unica sillaba: no.

E quel calore della sua mano sulla mia caviglia.

Amici che mi han vista tremare su una sedia e che mi han tenuto la mano mentre il corpo non smetteva di vibrare di panico, quello vero, quello che ottenebra la mente, che fa sparire l’anima, che interrompe tutti i cicli vitali e ti lascia lì, spossata.

Amici che ti accompagnano a casa in silenzio.

Amici che mi hanno abbracciata durante gli estenuanti esami d’indagine e che han saputo e temuto ancor prima della mia famiglia. Che hanno guardato dritto negli occhi i medici facendo loro domande mentre io rimanevo, lucidissima e basita, di fronte al quadro che si stava man mano delineando e come sospesa per il futuro sempre più breve che si andava delineando. Amici con cui abbiamo messo in imbarazzo i medici coinvolgendoli nelle nostre battute e abbiamo goduto nello strappar loro un sorriso. E intanto la situazione precipitava.

Beatrice che mi ha consigliato di aprire un blog.

Amici che mi hanno accompagnata in sala operatoria mentre cercavo di ribellarmi, vestita di niente e cieca di lacrime perché non volevo entrare là, volevo solo fuggire e loro, lei, Beatrice, era lì.

Beatrice è scesa con me in sala operatoria parlandomi e sussurrando parole di calma mentre io volevo solo chiederle di portarmi via, di aiutarmi ad abbassare le sbarre di quella specie di lettiga con cui ti trasportano laggiù, al freddo. Non riuscivo a dirglielo ma le urlavo con gli occhi di esser mia complice nella fuga. Mi ha lasciato la mano dicendomi che era già tutto finito, che avrei dormito, di stare tranquilla, di non farla piangere.

Buio.

Amici di cui ricordo le voci, le risate, le parole, le carezze, esattamente 90 giorni fa, lì in quella camera d’ospedale. Gli Amici che hanno tappezzato i muri della camera di fotografie delle isole che amo, del mio mare, del mio cane.

Amici che sono stati presenti continuativamente, tutto il giorno, tutti i giorni, senza pensare al lavoro, alla famiglia, alle opportunità. Gli Amici che hanno mangiato i cioccolatini made in Austria che qualcuno mi ha regalato, lasciandomene uno solo per quando il post operatorio sarebbe finito.

Gli Amici che hanno inventato parolacce ed esclamazioni quando, a Natale, mi hanno detto che ho le ossa di un vecchio. L’osteoporosi, come un cancro. Ti cambia la vita perché anche un abbraccio può spezzarti le vertebre. Non posso e non possono immaginarmi diversa da come sono sempre stata, la solita incongruente e camaleontica, quella che vive con la pancia. Attiva con lo zaino in spalla a vivere dove volano i gabbiani e, al contempo, sicura signora di città assai esigente in scarpe con i tacchi.

Risata.

Anche questa!

Risata. Non è possibile!

Silenzio.

Stasera ho cenato con loro, con gli amici di una vita, e ho capito quanto mi sia difficile comunicare ciò che provo, la dimensione in cui mi trovo, la persona che sono. Ora, a novanta giorni dall’amputazione, in questi giorni in cui tutto sembra quieto e superato, c’è vuoto. Il vuoto che provi quando hai il desiderio di sentire il suono della voce e l’odore di una persona amata che hai irrimediabilmente perduto, che non c’è più. Quel vuoto che arriva dopo e di cui nessuno parla mai.

Come spiegare. Lo farò, lo faccio. Ci provo. Una cosa è però invariata, l’amore per i miei Amici.

E sorrido sapendo che ai loro occhi io son sempre la stessa.

8 Comments Add yours

  1. liù scrive:

    Mi son commossa e gli occhi mi si son leggermente velati!
    Hai una grande ricchezza ,tientela forte ! Sono i tuoi amici ,oggi è raro trovare amici come i tuoi.
    Ti abbraccio forte♥
    liù

    1. ninjalaspia scrive:

      Un grande abbraccio a te e ben venuta nella mia rete di spie della vita!

      Kiss
      =)

  2. tucancroiodonna scrive:

    “Non posso e non possono immaginarmi diversa da come sono sempre stata”. Mi trovo nella tua stessa situazione…sono rimasti, e sempre piu’ forti, solo gli Amici, quelli che hanno pianto con me, quelli che sono rimasti a lavare i piatti al mio posto dopo le feste, quelli che hanno chiesto permessi al lavoro per accompagnarmi alle visite…
    E capisci quali sono gli Amici da molti gesti… dal fatto che neppure loro ti immaginano diversa. Il capodanno 2011, dopo l’inserimento del port, volevo andare ad un concerto, prima di iniziare con la chemioterapia. Un “amico” si e’ rifiutato di accompagnarmi perche’, dovendo porre attenzione al port, lo avrei costretto a stare lontano dalle transenne sotto il palco. Novembre 2012: le mie Amiche mi hanno portata a Bruxelles per festeggiare il compleanno. Ed ieri sera, ricordandolo, abbiamo riso di questa incoscienza… ma per loro ero l’Amica con cui festeggiare e sono sempre “io”… forse da coccolare di piu’, ma non mi hanno mai rifiutato la… Vita!

    1. ninjalaspia scrive:

      La cosa che in questi giorni mi lascia stranita è che agli Amici di sostanza, quelli concreti, non riesco a comunicare quanto io sia cambiata. Quanto la sensibilità, il senso di osservazione, la velocità di reazione intellettuale ed emotiva si siano acuiti e le prospettive siano cambiate. Per non citare i tarli e i timori di cui noi due sappiamo. E mi dispiace. Loro mi vedono la solita “testadicazzo fisicamente forte” e mi dicono “non hai il cancro, valà, fai un viaggio e riprenditi”. Mi è difficile dir loro che, sì, forse per ora la malattia è sotto controllo, che devo fare controlli solo ogni ⅔ mesi (dipende), ma il “forse per ora” in tutta la sua sostanza è un mondo pieno di sfaccettature, di temporaneità, di stati d’animo di cui non riesco a trasmettere il senso profondo. Non riesco a comunicare la difficoltà del quotidiano con protesi, degli effetti collaterali della terapia che mi tagliano le gambe rendendomi una belva in gabbia. Oggi più che mai ho bisogno di esser accompagnata, seguita, di una valigia con le rotelline e di qualcuno che stia con me semplicemente.
      Amo nei miei Amici il loro sguardo e la caparbietà nel vedermi sempre la stessa. Sono teneri in questa convinzione e li amo moltissimo. Loro sono dei grandi, gli Amici di cui ho scritto, li considero la mia Famiglia e il non riuscire a trasmettere la nuova me è un profondo dispiacere. Questo fino all’altra sera in cui ho parlato a lungo, descrivendo nei dettagli tutto e loro mi guardavano con occhi grandi. Silenziosi. Hanno intuito e ciò mi riempie il cuore. Degli amici minuscoli, che dire, non mi stupisco. Scriverò anche di loro. Grazie a te per l’energia nel condividere sensazioni e considerazioni.😉

      1. tucancroiodonna scrive:

        Quando mi sono ammalata… anzi, quando ho scoperto di avere il cancro la prima volta, ho letto che chi aveva bisogno di supporto erano soprattutto i familiari del malato. Cosa che mi ha anche fatto girare le p****, per dirla alla francese, dato che quella con i giorni contati ero e sono io! Invece, mi sono accorta che questa malattia e’ proprio difficile… da spiegare ma anche da comprendere… E’ difficile spiegare il non riuscire ad allacciarsi le scarpe perche’ il seno fa male, e’ ancora piu’ difficile spiegare il “chemo brain”, quel cervello che ti si offusca e ti restituisce le parole magari il giorno dopo…MA… capire che chi ti sta a fianco non e’ piu’ la stessa donna di prima implica una capacita’ di riprogrammarsi non indifferente… svaniscono le intuizioni… la quotidianita’ serba sempre nuove sorprese…

        1. ninjalaspia scrive:

          Mi sto rendendo conto di tutto ciò che dici. E’ vero, è più difficile comprendere e adattarsi per chi vive il cancro da spettatore. Mi sto man mano rendendo conto di questa difficoltà e su ciò proverò a scrivere. Anzi, mi ci metto ora! Grazie per l’ispirazione e, soprattutto, per la condivisione😉 Mi aiuti tanto

  3. tucancroiodonna scrive:

    …siamo in cordata… la stessa… insieme… un abbraccio!

    1. ninjalaspia scrive:

      sento che siamo in cordata! E mi riempie il cuore.😉
      Ti abbraccio anche io

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