AAAAadoro gli anglosassoni!

Vagando qua e là per il web alla ricerca di notizie sul cancro al seno, ho scoperto un sito meraviglioso: 

http://www.notanotherbunchofflowers.com

Tradotto significa “non un altro mazzo di fiori (per carità)”. L’autrice è una giovane  del Sussex che ha affrontato il lunghissimo percorso di cura e che ha accumulato una tale esperienza da paziente che ora riesce a dare una serie di saggi e pratici consigli ai malati, agli amici dei malati e ai famigliari dei malati per trascorrere insieme il malato percorso di guarigione. Consiglio di visitare sia il sito sia il suo blog non tanto per calarsi pienamente nel tema cancro e per comperare il regalo ideale per i chemioterapici ma per vivere e, se possibile, “succhiare” il vero spirito che ha fatto degli anglosassoni i sostanziali conquistatori del mondo dalla Regina Elisabetta I in poi, cioè dal 1558 ad oggi. I fautori del mondo occidentale di cui siamo una colonia e uno sbiadito riflesso, diciamolo in franchezza.

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Una blogger italiana che fa la giornalista “famosa e tanto webbata” ma che è una cancherata al seno come tutte noi, ha criticato il blog della giovane anglosassone accusandola di avere cattivo gusto nel proporre un e-shop con prodotti da regalare ai pazienti in terapia al posto di profumati e morenti mazzi di fiori; l’amara critica pur sapendo che i guadagni sono devoluti ad associazioni specializzate. Sono rimasta allibita da tanta miopia. Cavoli, ragazzi, ma dobbiamo continuare ad esser così provinciali? Ma proprio proprio non vogliamo accettare che si è più utili, positivi, illuminati e moderni proponendosi con idee e con una concreta presenza piuttosto che con la compassione e la comodità del “meglio non parlarne per non turbare”? Siamo così provinciali che usiamo termini come “lunga e penosa malattia”, “tumore fulminante”, “il male del secolo” piuttosto che dire come stanno le cose quindi andare oltre e procedere per affrontare positivamente e supportare concretamente?

Ho un’amica italiana che vive fra Londra e Milano. A volte mi dice: “ci si vede settimana l’altra, domani parto per il 2014, torno negli anni ’50 della city italiana la settimana successiva”. Ah, dimenticavo, lei è sana!

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