il numero 5 porta orrore

Giorni oscuri, questi.

Giorni di rabbia senza sfogo. Rabbia cieca perché conosco le ragioni di questo cancro e di questa malattia delle ossa, di questa menopausa anticipata dalla Paura. So nomi e cognomi e indirizzi e recapiti di chi mi ha conciata così, nomi e cognomi e indirizzi e recapiti che sono ragione prima del disastro che sto vivendo letteralmente sulla e sotto la pelle. Pelle che ora non è più mia, che odora diversamente, che mi ricopre ma non mi identifica più, che mi sta stretta e che non posso cambiare, che mi tradisce in ogni istante. Rabbia perché non posso scagliarmi su quei 5 nomi e cognomi e indirizzi e recapiti perché non devo in nome di un “buonsenso comune e civile”, perché so che altrimenti andrei in galera e che la vendetta non mi farebbe guarire, non farebbe rinascere organi amputati, non renderebbe le ossa forti e i sensi attenti. Non potrei comunque tornare quello che in realtà sono e che non accetto di non esser più.

Esistono 5 nomi e 5 cognomi.

2 ignorano le basi del saper vivere, sono ‘Gnurant, umanamente piccoli, 2 individui che ho amato e che per tale amore cinque anni fa mi hanno condannata nel momento del bisogno, 2 esseri che hanno miseramente atteso i sintomi del malanno senza febbre né gessi per fuggire senza dire nulla e per omettere una qualunque forma di cura, assistenza e amore. Hanno deciso di non compromettere le loro giornate dagli orizzonti monchi. 2 ‘Gnurant di cui mi fidavo e a cui avevo affidato parte della mia vita.

3 sono medicazzi pubblicamente apprezzati, opulenti nella loro presunzione, che hanno omesso assistenza, indagini e appropriate cure nel momento del malanno senza febbre né gessi. Malanno da me urlato e manifestato fino alle lacrime e al deperimento fisico, manifestato nel suo disastroso orrore di chimica sballata e di ormoni impazziti, malanno inascoltato e sottovalutato.  Di questi 3 una è una professoressa, gli altri due semplici dottori, la professoressa vive nell’unica supposta metropoli italiana e sorride in TV sfoggiando il suo démodé dolcevita rosso sangue e scrive su riviste e quotidiani nazionali spiattellando la sua foto con lo stesso démodé dolcevita rosso sangue ed elargisce squittii di saggezza su come ingannare ciò che Madre Natura ha saggiamente individuato come il coerente percorso per i nostri corpi, mi riferisco alle cure ormonali per ingannare l’invecchiamento. La professoressa si circonda di riconoscimenti per le sue manovre di mera chimica per ingannare il ciclo della vita e non si accorge che il paziente che ha di fronte ha bisogno di un’assistenza un po’ meno cieca e goliardica, che avrebbe bisogno di un semplice esame del sangue per individuare la malattia che mi ha fatto arrivare a 47 chili di lacrime e dolori. Gli altri due medicazzi sono ginecologi che giocano a far finta di aiutare la vita manovrando corpi di cui non conosceranno mai i dolori e i godimenti e di cui hanno solo letto su libri scritti da altri uomini ; lavorano in piccoli paesotti ai confini della moderna civiltà ma la presunzione è la medesima di quella della nazional-professoressa e l’inganno anche. A volte indossano anche loro il dolcevita rosso sangue così dèmodè. ‘Gnurant anche loro, la medichessa e i medicazzi, a cui non ho dato amore ma soldi per comperare un’assistenza e un servizio, se così la vogliamo vedere, senza fare alcun  riferimento alle basi del giuramento di Ippocrate. Persone a cui mi sono affidata per risolvere una malattia grave e foriera di cancro e di osteoporosi e di menopausa precoce, di un malanno senza febbre né gessi ma tanto devastante come solo gli ormoni sanno devastare.

Conosco 5 nomi e 5 cognomi e 5 indirizzi e 5 recapiti di ‘Gnurant e non posso fare nulla per scagliarmi animalescamente su di loro perché non ho né le energie né l’ignoranza per farlo. So che non posso ottener soddisfazione per i danni sorti in seguito alle omissioni di amore e di cure e che, a partire da 5 anni fa, hanno decretato questo odierno disastro, questa pelle che puzza e questo corpo di plastica dura e fredda e di questi passi incerti che portano solo verso vertebre doloranti, questa luce che appassisce in una vecchiaia anticipata.

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