Spero che domani si stenda un ponte fra conoscenza e anima

Sono alla vigilia dell’incontro con l’oncologo. Un nuovo medico, quello che mi seguirà nei prossimi cinque anni. Un lustro.

In questi ultimi sessanta giorni ho dovuto prendere coscienza di aspetti della Vita a cui in genere ci si riporta con distrazione, rimandando e rimandando il momento in cui affrontare, in modo assolutamente onesto e pragmatico, le inevitabili valutazioni a cui tutti, prima o poi, siamo chiamati. Mi riferisco alla destabilizzante sensazione del nostro essere temporanei e di quanto poco si sia preparati ai veri cambiamenti anche se si è convinti di avere una vita illuminata dalla forza del Cambiamento e del Rinnovamento. Non si è pronti, mai.

Le scorse settimane non solo ho dovuto considerarmi malata senza sintomi e solo sulla base di immagini per me illeggibili, di referti, di parole e sguardi di medici, persone a me sconosciute e a cui mai mi sarei affidata. Mi hanno detto che mi avrebbero amputato una parte del corpo, che era avvenuta in me una mutazione cellulare e che tutto ciò avrebbe modificato i piani per i prossimi 12 mesi se non di tutta la vita. Ho dovuto scientemente decidere di anticipare il momento dell’amputazione, di privami di una parte del corpo anzitempo perché l’avanzare del fantasma dell’invisibile maligno stava corrompendo le mie notti e le mie giornate. Ho dovuto decidere di privarmi di una parte del corpo per sentirmi ancora libera.

In questo periodo ho maturato considerazioni e ho preso coscienza di eventuali altre amputazioni, di cure come la chemioterapia, di rinuncia alla mia intima natura che anela a esperire il mondo sull’onda della curiosità (oh somma libertà!) e di vivere con seria passione le singolarità della Vita. Oggi mi chiedo quanto sarò in grado di affrontare una cura che reputo ancora peggiore rispetto alla chemioterapia: quella ormonale. Mi chiedo se il medico che conoscerò domani avrà la sensibilità di rispettare la mia indole, le mie decisioni, se avrà il cuore di osservarmi e di accettare la mia singolarità cercando di non soffocarmi con una cura lunga un lustro e che reca in sé drammatici cambiamenti di fisico e di umore. La chemioterapia è una lotta in cui devi concentrare le tue energie in un tempo breve e i suoi terribili effetti collaterali cessano al termine della terapia; la cura ormonale dura un lustro e modifica corpo e mente, è infida e quando termina ne esci marcato: osteoporosi, dolori articolari, stanchezza, difficoltà di memoria, disturbi digestivi, disturbi di circolazione venosa, aumento di peso, menopausa, depressione, calo della libido, eruzioni cutanee, disturbi respiratori, aumento del colesterolo, mal di testa e vertigini, gonfiore di mani e piedi, sindrome del tunnel carpale, pressione arteriosa modificata. E mi dicono che non è nulla! Forse non è nulla per chi non ha mai avuto a che fare con gli ormoni e per chi non si è mai reso conto della loro potenza, forse non è nulla per chi non ha la determinazione di amputare ciò che sicuramente si ammalerà, forse non è nulla per chi non sente il desiderio di vivere senza anticipare il declino fisico che ti impedisce di esperire il mondo con tutti i sensi, di fare sport, di viaggiare con lo zaino in spalla, di rapportarsi serenamente o in modo provocatorio con il prossimo, di lavorare divertendosi e reinventandosi, di giocare serenamente al gioco più antico del mondo, quello del “gallo e della gallina”, di pensare di essere in prospettiva dando la vita e farla crescere con tutte le tue energie o di non donare la vita e veicolare le energie altrove, di sentirsi nella Natura perché è il tuo fisico che lo è. Non sono un’epicurea. Non sono un’edonista né una materialista. Sono una persona che ama sentirsi nella Vita e nel Mondo, in me brucia la curiosità di tutto e trovo superficiale che mi si dica che la terapia non è nulla! Chi lo sostiene mente.

Torno a dire le il cancro è nobile, avanza senza rilevarsi, si tratta di una mutazione della materia di cui siamo fatti, è Natura. Sono le cure mediche, gli stratagemmi tutti umani per combattere il cancro che mi fanno paura. E’ l’ignoranza che temo, l’ignoranza della medicina che nulla sa del mondo del cancro, che crede di combatterlo mutilando, invecchiando i corpi precocemente, sono i protocolli che temo, la miopia dei protocolli. Nella mia vita ho visto persone amate soffrire a causa dei protocolli per poi cedere dicendomi “ho paura”, ho amiche che stanno combattendo leucemie e altre con metastasi ai polmoni e al cervello che hanno nello sguardo quella nota profonda della vera e unica domanda “perché tanta sofferenza?”. E chi mi dice che le cure non sono nulla mente!

Spero che il medico che conoscerò domani sia innanzi tutto un Uomo e non un Oncologo dei protocolli. Spero che mi parli, che mi sorrida, che accetti i miei sorrisi e le mie provocazioni, che dibatta le mie decisioni e mi accompagni nei timori, che stenda un ponte fra la sua esperienza e la mia anima.mafalda2_zps86f93bef

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